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lunedì 20 aprile 2015

LA STORIA DEL CARMELO - L'ORIGINE DELL'ORDINE


Giovanni Gava, O.Carm.

Tra tutti gli Ordini religiosi sorti nella Chiesa, l'Ordine carmelitano rivendica per sé l'origine più antica e le più venerabili tradizioni della vita monastica, facendo risalire la sua storia ai profeti Elia ed Eliseo, circa nove secoli prima di Cristo.
Nelle tristi condizioni in cui si trovarono a svolgere la loro opera e missione in mezzo al popolo d'Israele, questi due massimi campioni dello Iawehismo raccolsero intorno o sé un gruppo di uomini fedeli al culto del Signore. In mezzo all'imperversare introdotta specialmente dall'empio re Achab e dalla ancor più empia Iezabel sua moglie, e dalla loro dinastia, formarono con alcuni di essi un piccolo drappello da opporre per l'onore del Dio degli eserciti all'invadente e progressiva apostasia del popolo, tenendo viva nei buoni la luce della verità e della fede.
I Figli dei Profeti
Questi uomini, con termine biblico orientale, eran chiamati figli dei profeti, e le loro organizzazioni scuole dei profeti. Col nome profeta non s'intendeva significare, come comunemente si fa ora, colui che prevede per una superna illuminazione il futuro; ma semplicemente persona dedicata, consacrata al culto di Dio con la, lode e la preghiera, o intesa a difenderne i sovrani diritti in mezzo a una società che più o meno li misconosce, ri-chiamando gli uomini al loro dovere.
Questo è il vero significato della parola profeta, come lo possiamo dedurre da molti altri luoghi della Sacra Scrittura; e in questo senso sono chiamati figli (cioè membri) dei profeti i seguaci di Ella e di Eliseo.
Leggendo il terzo e il quarto libro dei Re, due libri ispirati dell'Antico Testamento che raccontano le vicende del duplice regno di Giuda e di Israele nei quali si era diviso il popolo ebreo, noi ci incontriamo spesso in queste scuole e negli uomini che ne facevan parte. Erano diverse: se ne possono contare fino a sette, e tutte dirette prima da Elia, (che fu almeno il loro grande riorganizzatore se non il primo istitutore, tanto da esserne ritenuto il padre da tutta la Tradizione biblico-cristiana), e poi dal suo successore Eliseo.
Vita contemplativa
La principale di queste scuole era sul monte Carmelo, che fu il teatro delle gesta più clamorose e grandiose dei due profeti. Qui, almeno abitualmente una volta al mese, si raccoglievano i pii Israeliti, proibiti e diffidati di recarsi al tempio di Gerusalemme, al fine di unirsi e ritrovarsi nella preghiera. Si rinfrancavano così nella fede mediante la parola calda e vibrante di coloro che, pro proprio sull'esempio di Elia in quel luogo così favorevole alla contemplazione e alla meditazione della Legge divina, vivevano al cospetto del Signore.
L'organizzazione di una vita comunitaria, sotto la guida e la direzione di un capo, appare evidente. A volte, nei tempi di più accesa persecuzione, i figli dei profeti erano costretti a disperdersi e nascondersi. Ci furono dei periodi nei quali, specialmente ai tempi di Mia, si poté pensare a una totale distruzione, e il Profeta credette di esser rimasto solo. Invece il Signore lo rassicurò, fa-cendogli conoscere che si era riservato un grande numero di uomini (settemila, che nel linguaggio biblico significa spesso un numero di perfezione e che non conosce termine), per la continuazione della sua opera.
Elia, Padre dei Carmelitani
E' cosi che lo Spirito Santo, nel bellissimo panegirico tessuto dall'Ecclesiastico in lode di Elia, dice di lui che lascia dopo di sé una successione di profeti (Prophetas facis successores posi te!).
In questa successione, i Carmelitani ritrovano se stessi. Nessun altro che Elia essi hanno mai riconosciuto e accettato come loro padre e loro giuda, e con lui il suo più intimo collaboratore e immediato successore Eliseo.
Qui sta ancora tutta la tradizione monastica antica. Santi Padri tanto orientali che latini, quelli che hanno accennato di sfuggita alla cosa e quelli che l'hanno voluta trattare più di proposito, all'unanimità proclamano.
Profeta del fuoco fondatore di questo genere di vita Chiesa ultimamente, dopo maturo esame, ha voluto confermare questa veneranda tradizione, concedendo a noi di cantare nel Prefazio proprio della Messa del Santo: vitae monasticae fundamenta constituit; ira gettato le fondamenta alla vita monastica.
Sigillo quanto mai autorevole a una lunga controversia che per secoli ha appassionato gli animi dei nostri Padri, nella difesa delle più belle e più care tradizioni dell'Ordine.

da | O. Carm

LA STORIA DEL CARMELO - LA CULLA DELL'ORDINE


Giovanni Gava, O.Carm.
E' il Monte Carmelo, e da esso l'Ordine deriva anche il nome col quale è comunemente conosciuto e chiamato di Ordine Carmelitano.
Più. che un monte, il Carmelo è un sistema di colline della Palestina, la cui cima più alta non arriva ai 100 metri sui livello del mare. Si estende da Nord a Sud per una lunghezza di circa trenta chilometri, e raggiunge i quattordici nel suo punto più largo. Tutto il sistema poi, visto dall'alto, prende la forma caratteristica di un'arpa, dalle corde formate dal succedersi delle catene collinose che vanno dolcemente digradando verso la pianura di Esdrelon, mentre il lembo occidentale è lambito dalle acque del Mediterraneo. Lontano gli fanno corona il Libano dagli alti e maestosi cedri, e l'Hermon dalle nevi quasi perpetue.
Flora e fauna
La sua vegetazione è lussureggiante, e in antico doveva essere ancora più splendida: ma il vandalico di-sboscamento del, tempo della dominazione turca, cau-sando frane, ha in qualche parte messo allo scoperto la nuda roccia. Nonostante questo, piante di alto fusto e ger-mogli del sottobosco, erbe aromatiche e i più svariati fiori dei campi, insieme con una ricca fauna rendono il Carmelo fino ai nostri giorni, anche sotto l'aspetto turistico, uno dei luoghi più pittoreschi e più belli della Terra di Gesù.
Questo non era sfuggito all'animo e all'ispirazione poetica degli Scrittori Sacri, che hanno preso la santa montagna come simbolo della fertilità e della bellezza.
Nella Scrittura
Cosi Salomone paragona a lei la bellezza della Sposa dei Cantici, esclamando: Il tuo capo è bello come il Carmelo. Isaia descrive lo splendore della Chiesa con queste parole: Gli è stata data la gloria del Libano e il decoro del Carmelo. E Geremia enumera e compendia i benefici del Signore per il popolo eletto, ricordando agli Ebrei come Dio li ha introdotti nella terra del Cannello perché ne padano i frutti e ne gustino le delizie.
Non è da farsi meraviglia perciò se il luogo stesso ha esercitato un fascino particolare e una forte attrattiva per le anime non solo assetate del bello, ma che per mezzo del bello intendevano risalire alla fonte di ogni bellezza: Dio!
Luogo di meditazione
Le numerose grotte naturali sparse lungo le sue pen-dici, offrivano un rifugio ideale, dove nella solitudine e nel silenzio, di fronte allo splendore della natura e alla vasta immensità del mare, lo spirito poteva raccogliersi e meditare a suo agio.
Qui realmente ebbe origine, e trovò il suo ambiente più adatto, la vita dell'Ordine e la stessa vita monastica. Da qui essa, iniziata nel Vecchio Testamento come un rifugio e un baluardo del culto del Signore contro i pericoli dell'idolatria; perfezionatasi nella Legge evangelica parti, come da un potente centro d'irradiazione, a illuminare e a riscaldare del suo benefico influsso il mondo e la società.

da | O. Carm