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mercoledì 27 maggio 2015

Lectio: Giovedì, 28 Maggio, 2015

1) Preghiera
Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco 10,46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”
Allora Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!” E chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!” Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?” E il cieco a lui:“Rabbunì, che io riabbia la vista!” E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

3) Riflessione
• Il vangelo di oggi descrive la guarigione del cieco Bartimeo (Mc 10,46-52) che chiude il lungo insegnamento di Gesù sulla Croce. All’inizio dell’insegnamento, c’era la guarigione di un cieco anonimo (Mc 8,22-26). Le due guarigioni di ciechi sono il simbolo di ciò che avveniva tra Gesù e i discepoli.
• Marco 10,46-47: Il grido del cieco Bartimeo. Finalmente, dopo una lunga traversia, Gesù ed i discepoli giungono a Gerico, ultima fermata prima di salire verso Gerusalemme. Il cieco Bartimeo è seduto lungo la strada. Non può partecipare alla processione che accompagna Gesù. Ma lui grida, invocando l’aiuto di Gesù: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!” Lungo i secoli, mediante la pratica dei monaci del deserto, questa invocazione del povero Bartimeo divenne ciò che si è soliti chiamare “La preghiera di Gesù”. I monaci la ripetono verbalmente, tutto il tempo, e scende dalla bocca al cuore. La persona, dopo un poco di tempo, non prega più, nel senso che lei stessa diventa preghiera.
• Marco 10,48-51: Gesù ascolta il grido del cieco. Il grido del povero disturba. Coloro che vanno in processione cercano di farlo tacere. Ma “egli gridava più forte!” E Gesù, cosa fà? Ascolta il grido del povero, si ferma e lo manda a chiamare! Coloro che volevano far tacere il grido incomodo del povero, ora, a richiesta di Gesù, sono obbligati a portare il povero verso Gesù: “Coraggio, alzati, perché Gesù ti sta chiamando". Bartimeo lascia tutto e si dirige verso Gesù. Non aveva quasi niente. Appena un mantello. Ciò che aveva per coprire il suo corpo (cf. Es 22,25-26). Era la sua sicurezza, l’unica cosa che possedeva. Gesù chiede: “Cosa vuoi che io faccia?” Non basta gridare. Bisogna sapere perché si grida! “Rabbunì, Maestro mio! Che io riabbia la vista!” Bartimeo aveva invocato Gesù con pensieri non del tutto giusti, poiché il titolo di “Figlio di Davide” non era del tutto appropriato. Gesù stesso l’aveva criticato (Mc 12,35-37). Ma Bartimeo aveva più fede in Gesù di quanto esprimessero le sue idee su Gesù. Non esprime esigenze come fece Pietro. Sa dare la sua vita accettando Gesù senza imporre condizioni, ed il miracolo avvenne.
• Marco 10,52: La tua fede ti ha salvato. Gesù gli disse: "Va’, la tua fede ti ha salvato." In quello stesso istante Bartimeo iniziò a vedere di nuovo e seguiva Gesù lungo il cammino. La sua guarigione è frutto della sua fede in Gesù. Guarito, lui lascia tutto, segue Gesù lungo il cammino e sale con lui verso il Calvario a Gerusalemme. Bartimeo diventa discepolo modello per tutti noi che vogliamo “seguire Gesù lungo il cammino” in direzione verso Gerusalemme. In questa decisione di camminare con Gesù si trova la sorgente di coraggio e il seme della vittoria sulla croce. Poiché la croce non è una fatalità, né un’esigenza di Dio. E’ la conseguenza dell’impegno assunto con Dio, di servire i fratelli e di rifiutare il privilegio.
La fede è una forza che trasforma le persone. La guarigione del cieco Bartimeo chiarisce un aspetto molto importante di come deve essere la fede in Gesù. Pietro aveva detto a Gesù: “Tu sei il Cristo!” (Mc 8,29). La sua dottrina era giusta, poiché Gesù è il Cristo, il Messia. Ma quando Gesù disse che il Messia doveva soffrire, Pietro reagì e non accettò. Pietro aveva una giusta dottrina, ma la sua fede in Gesù non era molto giusta. Bartimeo, al contrario, aveva invocato Gesù con il titolo di “Figlio di Davide!” (Mc 10,47). A Gesù non piaceva molto questo titolo (Mc 12,35-37). Per questo, pur invocando Gesù con una dottrina non del tutto corretta, Bartimeo aveva fede e fu guarito! Diversamente da Pietro (Mc 8,32-33), credette più in Gesù che nelle idee che lui aveva su Gesù. Si convertì e seguì Gesù lungo il cammino verso il Calvario! (Mc 10,52). La comprensione totale della sequela di Gesù non si ottiene per mezzo di un insegnamento teorico, ma con l’impegno pratico, camminando con lui lungo il cammino del servizio e della gratuità, dalla Galilea fino a Gerusalemme. Chi insiste nel mantenere l’idea di Pietro, cioè, del Messia glorioso senza la croce, non capirà nulla di Gesù e non giungerà mai ad avere l’atteggiamento del vero discepolo. Chi crede in Gesù e si “dona” (Mc 8,35), accetta di “essere l’ultimo” (Mc 9,35), di “bere il calice e portare la croce” (Mc 10,38). Costui/costei come Bartimeo, pur avendo idee non del tutto corrette, riuscirà a percepire e “seguirà Gesù lungo il cammino” (Mc 10,52). In questa certezza di camminare con Gesù si trova la fonte di coraggio e il seme della vittoria sulla croce.

4) Per un confronto personale
• Una domanda indiscreta: “Nel mio modo di vivere la fede, sono come Pietro o come Bartimeo?
• Oggi, nella chiesa, la maggioranza della gente è come Pietro o come Bartimeo?

5) Preghiera finale
Buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione. (Sal 99)

da \ O. Carm

martedì 26 maggio 2015

Lectio: Mercoledì, 27 Maggio, 2015

Tempo ordinario
1) Preghiera
Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco 10,32-45
In quel tempo, Gesù, prendendo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà”.
E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Cosa volete che io faccia per voi?” Gli risposero: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete ciò che domandate. Potere bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?” Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.
All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

3) Riflessione
• Il vangelo di oggi narra il terzo annuncio della passione e, di nuovo, come nelle volte precedenti, ci mostra l’incoerenza dei discepoli (cf. Mc 8,31-33 e Mc 9,30-37). Gesù insiste nel servizio e nel dono della propria vita, e loro continuano a discutere sui primi posti nel Regno, uno a destra e l’altro a sinistra del trono. Tutto indica, quindi, che i discepoli continuano ad essere ciechi. Segno che l’ideologia dominante dell’epoca era penetrata profondamente nella loro mentalità. Malgrado il fatto di aver vissuto diversi anni con Gesù, loro non avevano cambiato il loro modo di vedere le cose. Guardavano Gesù con lo sguardo di prima. Volevano essere retribuiti per il fatto di seguire Gesù.
• Marco 10,32-34: Il terzo annuncio della passione. Erano in cammino verso Gerusalemme. Gesù li precedeva. Aveva fretta. Sapeva che l’avrebbero ucciso. Il profeta Isaia l’aveva annunciato (Is 50,4-6; 53,1-10). La sua morte non era il frutto di un destino cieco o di un piano prestabilito, ma la conseguenza dell’impegno assunto con la missione che ricevette dal Padre insieme agli esclusi del suo tempo. Per questo Gesù avverte i discepoli sulla tortura e la morte che affronterà a Gerusalemme. Il discepolo deve seguire il maestro, anche se se si tratta di soffrire con lui. I discepoli erano spaventati, e coloro che stavano dietro avevano paura. Non capivano cosa stava succedendo. La sofferenza non andava d’accordo con l’idea che avevano del messia.
• Marco 10,35-37: La richiesta del primo posto. I discepoli non solo non capiscono, ma continuano con le loro ambizioni personali. Giacomo e Giovanni chiedono un posto nella gloria del Regno, uno alla destra e l’altro alla sinistra di Gesù. Vogliono passare davanti a Pietro! Non capiscono la proposta di Gesù. Sono preoccupati solo dei propri interessi. Ciò rispecchia le tensioni ed il poco intendimento esistenti nelle comunità, al tempo di Marco, e che esistono fino ad oggi nelle nostre comunità. Nel vangelo di Matteo è la madre di Giacomo e di Giovanni che rivolge questa richiesta per i figli (Mt 20,20). Probabilmente, dinanzi alla situazione difficile di povertà e mancanza di lavoro crescente di quell’epoca, la madre intercede per i figli e cerca di garantire un impiego per loro nella venuta del Regno di cui Gesù parlava tanto.
• Marco 10,38-40: La risposta di Gesù. Gesù reagisce con fermezza: “Voi non sapete ciò che state chiedendo!” E chiede se sono capaci di bere il calice che lui, Gesù, berrà e se sono disposti a ricevere il battesimo che lui riceverà. E’ il calice della sofferenza, il battesimo di sangue! Gesù vuole sapere se loro, invece di un posto d’onore, accettano di dare la vita fino alla morte. I due rispondono: “Lo possiamo!” Sembra una risposta non pensata, perché, pochi giorni dopo, abbandoneranno Gesù e lo lasceranno solo nell’ora della sofferenza (Mc 14,50). Loro non hanno molta coscienza critica, né percepiscono la loro realtà personale. Quanto al posto di onore nel Regno accanto a Gesù, quello lo concede il Padre. Ciò che lui, Gesù, può offrire, è il calice e il battesimo, la sofferenza e la croce.
• Marco 10,41-44: Tra di voi, non sia così. Alla fine della sua istruzione sulla Croce, Gesù parla di nuovo, sull’esercizio del potere (Mc 9,33-35). In quel tempo, coloro che ostentavano il potere nell’Impero Romano non si occupavano della gente. Agivano secondo i propri interessi (Mc 6,17-29). L’Impero Romano controllava il mondo e lo manteneva sottomesso con la forza delle armi e, così, attraverso i tributi, le tasse e le imposte, riusciva a concentrare la ricchezza della gente nelle mani di pochi a Roma. La società era caratterizzata dall’esercizio repressivo ed abusivo del potere. Gesù ha un’altra proposta. Dice: “Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti”. Insegna contro i privilegi e contro la rivalità. Rovescia il sistema ed insiste nel servizio, quale rimedio contro l’ambizione personale. La comunità deve presentare un’alternativa per la convivenza umana.
• Marco 10,45: Il riassunto della vita di Gesù. Gesù definisce la sua missione e la sua vita: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la propria vita in riscatto di molti”. Gesù è il Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12). Imparò da sua madre che disse all’angelo: “Ecco l’ancella del Signore!” (Lc 1,38). Proposta totalmente nuova per la società di quel tempo. In questa frase in cui lui definisce la sua vita, appaiono i tre titoli più antichi, usati dai primi cristiani per esprimere e comunicare agli altri ciò che significava per loro: Figlio dell’Uomo, Servo di Yavé, colui che riscatta gli esclusi (colui che libera, che salva). Umanizzare la vita, servire i fratelli e le sorelle, accogliere gli esclusi.

4) Per un confronto personale
• Giacomo e Giovanni chiedono il primo posto nel Regno. Oggi molte persone pregano per chiedere denaro, promozioni, guarigioni, successo. Cosa cerco io nella mia relazione con Dio e cosa chiedo a Dio nella preghiera?
• Umanizzare la vita, servire i fratelli e le sorelle. Accogliere gli esclusi. E’ il programma di Gesù, è il nostro programma. Come le metto in pratica?

5) Preghiera finale
Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele. (Sal 97)

da \ O. Carm

Lectio: Martedì, 26 Maggio, 2015

Tempo ordinario

1) Preghiera

Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.
Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

3) Riflessione

• Nel vangelo di ieri, Gesù parlava della conversazione tra i discepoli sui beni materiali: distanziarsi dalle cose, vendere tutto, dare ai poveri e seguire Gesù. Ossia, come Gesù, devono vivere in totale gratuità, mettendo la propria vita nella mano di Dio, servendo i fratelli e le sorelle (Mc 10,17-27). Nel vangelo di oggi Gesù spiega meglio come deve essere questa vita di gratuità e di servizio di coloro che abbandonano tutto per lui, Gesù, e per il Vangelo (Mc 10,28-31).
• Marco 10,28-31: Cento volte, ma d’ora in poi con persecuzioni. Pietro osserva: "Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". E’ come se dicesse: “Abbiamo fatto ciò che il Signore chiese al giovane ricco. Lasciammo tutto e ti abbiamo seguito. Spiegaci, come deve essere la nostra vita?” Pietro vuole che Gesù spieghi un poco di più il nuovo modo di vivere nel servizio e nella gratuità. La risposta di Gesù è bella, profonda e simbolica: "In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. Il tipo di vita che scaturisce dal dono di tutto è l’esempio del Regno che Gesù vuole instaurare: (a) Estende la famiglia e crea comunità, aumenta cento volte il numero di fratelli e sorelle. (b) Produce la condivisione di beni, poiché tutti avranno cento volte di più case e campi. La provvidenza divina si incarna e passa per l’organizzazione fraterna, dove tutto è di tutti e non ci sono più persone nel bisogno. Loro mettono in pratica la legge di Dio che chiede “tra di voi non ci siano poveri” (Dt 15,4-11). Fu ciò che fecero i primi cristiani (At 2,42-45). E’ il vissuto perfetto del servizio e della gratuità. (c) Non devono aspettare in cambio nessun vantaggio, nessuna sicurezza, nessun tipo di promozione. Anzi in questa vita avranno tutto questo, ma con persecuzioni. Poiché, coloro che in questo mondo organizzato, a partire dall’egoismo e dagli interessi di gruppi e persone, vivono l’amore gratuito ed il dono di sé, saranno crocifissi come lo fu Gesù. (d) Saranno perseguitati in questo mondo, ma nel mondo futuro avranno la vita eterna di cui parlava il giovane ricco.
• Gesù è la scelta dei poveri. Una duplice schiavitù marcava la situazione della gente all’epoca di Gesù: la schiavitù della politica di Erode, appoggiata dall’impero romano e mantenuta da tutto un sistema ben organizzato di sfruttamento e di repressione, e la schiavitù della religione ufficiale, mantenuta dalle autorità religiose dell’epoca. Per questo, il clan, la famiglia, la comunità, si stava disintegrando e una gran parte della gente viveva esclusa, emarginata, senza dimora, nella religione, nella società. Per questo c’erano diversi movimenti che cercavano un nuovo modo di vivere in comunità: esseni, farisei e, più tardi, gli zeloti. Nella comunità di Gesù c’era qualcosa di nuovo che la rendeva diversa dagli altri gruppi. Era l’atteggiamento verso i poveri e gli esclusi. Le comunità dei farisei vivevano separate. La parola “fariseo” vuol dire “separato”. Vivevano separati dalla gente impura. Molti farisei consideravano la gente ignorante e maledetta (Gv 7,49), in peccato (Gv 9,34). Gesù e la sua comunità, al contrario, vivevano insieme alle persone escluse, considerate impure: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi (Mc 2,16; 1,41; Lc 7,37). Gesù riconosce la ricchezza e il valore che i poveri posseggono (Mt 11,25-26; Lc 21,1-4). Li proclama felici, perché il Regno è loro, è dei poveri (Lc 6,20; Mt 5,3). Definisce la sua missione: “annunciare la Buona Novella ai poveri” (Lc 4, 18). Lui stesso vive da povero. Non possiede nulla per sé, nemmeno una pietra dove reclinare il capo (Lc 9,58). E a chi vuole seguirlo per condividere la stessa sorte, ordina di scegliere: o Dio o il denaro! (Mt 6,24). Ordina di scegliere a favore dei poveri! (Mc 10,21) La povertà che caratterizzava la vita di Gesù e dei discepoli, caratterizzava anche la missione. Al contrario di altri missionari (Mt 23,15), i discepoli e le discepole di Gesù non potevano portare nulla, né oro, né denaro, né due tuniche, né borsa, né sandali (Mt 10,9-10). Dovevano avere fiducia nell’ospitalità (Lc 9,4; 10,5-6). E se fossero stati accolti dalla gente, dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio (Lc 10,7-8). Inoltre, dovevano occuparsi dei malati e dei bisognosi (Lc 10,9; Mt 10,8). Allora potevano dire alla gente: “Il Regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 10,9).

4) Per un confronto personale

• Tu, nella tua vita, come metti in pratica la proposta di Pietro: “Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”?
• Condivisione, gratuità, servizio, accoglienza agli esclusi sono i segni del Regno. Come le vivo oggi?

5) Preghiera finale

Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)

da \ O.Carm

domenica 24 maggio 2015

Lectio: Lunedì, 25 Maggio, 2015

Tempo ordinario

1) Preghiera

Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-27
In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!” I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?” Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi narra due fatti: (a) racconta la storia dell’uomo ricco che chiede come raggiungere la vita eterna (Mc 10,17-22), e (b) Gesù avverte sul pericolo delle ricchezze (Mc 10,23-27). L’uomo ricco non accetta la proposta di Gesù, poiché era molto ricco. Una persona ricca è protetta dalla sicurezza che le viene data dalla ricchezza. Ha difficoltà ad aprire la mano e a lasciar andare questa sicurezza. Afferrata ai vantaggi dei suoi beni, vive preoccupata per difendere i suoi propri interessi. Una persona povera non è abituata ad avere questa preoccupazione. Ma ci possono essere poveri con la mentalità di ricchi. E allora il desiderio delle ricchezze crea in loro dipendenza e fa sì che anche loro diventino schiavi del consumismo. Non hanno tempo per dedicarsi al servizio del prossimo. Con questi problemi nella mente, problemi di persone e di paesi, leggiamo e meditiamo il testo dell’uomo ricco.
• Marco 10,17-19: L’osservanza dei comandamenti e la vita eterna. Una persona arriva vicino a Gesù e chiede: “Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Il vangelo di Matteo informa che si trattava di un giovane (Mt 19,20.22). Gesù risponde bruscamente: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo!” Gesù distoglie l’attenzione da sé per portarla verso Dio, poiché ciò che importa è fare la volontà di Dio, rivelare il progetto del Padre. Poi Gesù afferma: “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. É importante osservare sempre la risposta di Gesù. Il giovane aveva chiesto qualcosa sulla vita eterna. Voleva vivere insieme a Dio! Ma Gesù non menziona i tre primi comandamenti che definiscono la nostra relazione con Dio! Lui ricordò solo quelli che indicano un rispetto per la vita insieme agli altri! Per Gesù, riusciamo a stare bene con Dio solo se sappiamo stare bene con il prossimo. Non serve a nulla ingannarsi. La porta per giungere a Dio è il prossimo.
• Marco 10,20: Osservare i comandamenti, a cosa serve? L’uomo risponde dicendo che osservava i comandamenti fin dalla sua gioventù. Ciò che è strano è quanto segue. Lui voleva sapere qual era il cammino della vita. Ora, il cammino della vita era e continua ad essere: fare la volontà di Dio espressa nei comandamenti. Vuol dire che lui osservava i comandamenti senza sapere a cosa servissero. Altrimenti, non avrebbe posto nessuna domanda. E’ quanto succede oggi a molti cattolici: non sanno dire a cosa serve essere cattolici. ”Sono nato in un paese cattolico, per questo sono cattolico!” E’ un’abitudine!
• Marco 10,21-22: Condividere i beni con i poveri e seguire Gesù. Udendo la risposta del giovane “Gesù lo guardò e lo amò e gli disse: Una cosa ti manca: va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri ed avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi!” L’osservanza dei comandamenti non è che il primo gradino di una scala che va più in alto. Gesù chiede di più! L’osservanza dei comandamenti prepara la persona a poter giungere al dono totale di sé a favore del prossimo. Gesù chiede molto, ma lo chiede con molto amore. Il giovane non accetta la proposta di Gesù e se ne va, “perché era molto ricco”.
• Marco 10,23-27: Il cammello e la cruna dell’ago. Dopo che il giovane se ne andò, Gesù commentò la sua decisione: Quanto difficilmente coloro che hanno le ricchezze entreranno nel Regno di Dio! I discepoli rimasero ammirati. Gesù ripete la stessa frase ed aggiunge: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”! L’espressione “entrare nel Regno” indica non solo ed in primo luogo l’entrata in cielo dopo la morte, ma anche e soprattutto l’entrata nella comunità attorno a Gesù. La comunità è e deve essere un modello del regno. L’allusione all’impossibilità da parte di un cammello di entrare per la cruna di un ago viene da un proverbio popolare del tempo usato dalla gente per dire che una cosa era umanamente impossibile. I discepoli si stupiscono dinanzi all’affermazione di Gesù e si chiedono tra di loro: "Allora, chi può salvarsi?" Segno, questo, che non avevano capito la risposta di Gesù all’uomo ricco: “Va’, vendi tutto, dallo ai poveri e seguimi” Il giovane aveva osservato i comandamenti fin dalla sua gioventù, ma senza capire il perché dell’osservanza. Qualcosa di simile stava avvenendo con i discepoli. Loro avevano già abbandonato tutti i beni come richiesto da Gesù al giovane ricco, ma senza capire il perché dell’abbandono! Se avessero capito, non si sarebbero stupiti dinanzi all’esigenza di Gesù. Quando la ricchezza o il desiderio di ricchezza occupa il cuore e lo sguardo, la persona non riesce a percepire il senso del vangelo. Solo Dio può aiutare! Gesù guarda i discepoli e dice: "Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio. Presso Dio tutto è possibile."

4) Per un confronto personale

• Una persona che vive preoccupata per la sua ricchezza o che vive volendo comprare le cose di cui la televisione fa propaganda, può liberarsi di tutto per seguire Gesù e vivere in pace in una comunità cristiana? E’ possibile? Cosa pensi tu? Come fai e cosa fai tu?
• Conosci qualcuno che è riuscito ad abbandonare tutto per il Regno? Cosa significa per noi oggi: “Va’, vendi tutto, dallo ai poveri”? Come capire e praticare oggi i consigli che Gesù dà al giovane ricco?

5) Preghiera finale

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
nel consesso dei giusti e nell’assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le contemplino coloro che le amano. (Sal 110)

da \ O. Carm

sabato 23 maggio 2015

Lectio: Domenica, 24 Maggio, 2015 La testimonianza dello Spirito santo e la testimonianza dei discepoli

Giovanni 15, 26-27. 16, 12-15
1. Orazione iniziale

Quando verrà il Consolatore, o Padre mio? Quando mi raggiungerà il tuo Spirito di verità? Il Signore Gesù ce lo ha promesso, ha detto che lo avrebbe mandato dal tuo grembo fino a noi. Padre, spalanca allora il tuo cuore e invialo dai cieli santi, dalle tue alte dimore! Non tardare più, ma adempi la promessa antica; salvaci oggi, per sempre! Apri e libera il tuo Amore per noi, perché anch’io sia aperto e liberato da te, in te. Questa tua Parola di oggi sia il luogo santo del nostro incontro, sia la stanza nuziale per l’immersione in te, o Trinità Amore! Vieni in me e io in te; abita in me e io in te. Rimani, Padre! Rimani o Figlio Gesù Cristo! Rimani per sempre, Spirito Consolatore, non lasciarmi più! Amen.
2. Lettura
a) Per inserire il brano nel suo contesto:
I pochi versetti che la liturgia ci offre oggi per la meditazione appartengono al grande discorso di addio rivolto da Gesù ai suoi discepoli prima della Passione, che Giovanni estende da 13, 31 fino alla fine del cap. 17. Qui Gesù comincia a parlare delle conseguenze inevitabili della sequela e della scelta di fede e amore per Lui; il discepolo deve essere pronto a soffrire persecuzione da parte del mondo. Ma in questa lotta, in questo dolore, c’è una Consolazione, c’è un Difensore, un Avvocato che testimonia per noi e ci salva: il dono dello Spirito illumina la vicenda umana del discepolo e la ricolma di speranza viva. Egli è inviato per farci comprendere il mistero di Cristo e per renderci partecipi di esso.
b) Per aiutare nella lettura del brano:
15, 26-27: Gesù annuncia l’invio dello Spirito santo, quale Consolatore, quale Avvocato difensore; sarà Lui ad agire nel processo accusatorio che il mondo intenta contro i discepoli di Cristo. Sarà Lui a renderli forti nella persecuzione. Lo Spirito rende testimonianza al mondo riguardo al Signore Gesù; egli difende il Cristo, contestato, accusato, rifiutato. Ma è necessaria anche la testimonianza dei discepoli; lo Spirito deve servirsi di loro per proclamare con potenza il Signore Gesù in questo mondo. E’ la bellezza della nostra vita trasformata in testimonianza d’amore e fedeltà a Cristo.
16, 12: Gesù pone i suoi discepoli – e quindi anche noi – di fronte alla loro condizione di povertà, di incapacità, per la quale non è loro dato di comprendere molto né delle parole di Gesù, né delle parole della Scrittura. La sua verità è ancora un peso, che non possono ricevere, sollevare e portare.
16, 13-15: In questi ultimi versetti, la Parola di Gesù rivela ai discepoli quale sarà l’azione del suo Spirito nei loro confronti. Sarà Lui a guidarli in tutta la verità, cioè farà loro comprendere il mistero di Gesù in tutta la sua portata, nella totalità della sua verità. Egli guiderà, rivelerà, annuncerà, illuminerà, portando a noi discepoli le parole stesse del Padre. E così saremo condotti nell’incontro con Dio; per grazia saremo resi capaci di comprendere le profondità del Padre e del Figlio.
c) Il testo:
Giovanni 15, 26-27. 16, 12-1515, 26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
16, 12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.
3. Un momento di silenzio orante
Ho letto il brano, ho cercato di comprendere la sua struttura, di afferrare le parole di Gesù, di entrare in contatto con le presenze che qui mi vengono offerte. Ora mi fermo, mi soffermo. Cerco di aprire ancora di più il mio cuore, la mia mente, tutto il mio essere, perché questo incontro con il santo evangelo di Gesù sia incontro d’amore, d’amicizia vera, di trasformazione. Faccio silenzio. Ripeto solo: “Vieni Spirito santo”. Di tanto in tanto, posso intervallare questo spazio di silenzio e ascolto, cantando sottovoce queste parole: “Manda il tuo Spirito e rinnova la terra”. Mi faccio terra silenziosa, terra in attesa…
4. Alcune domande
Adesso mi lascio scrutare dallo sguardo del Padre, mi lascio raggiungere dalla Presenza viva del Figlio, mi lascio avvolgere dal fuoco purificatore dello Spirito santo. Davanti alla Parola del Signore non voglio fuggire, né nascondermi; anzi, desidero mostrarmi a Lui in tutta verità, così come sono, povero, malato, bisognoso del suo aiuto, della guarigione che può venire solo da Lui. Lascio che la sua voce mi raggiunga; lascio che Lui mi interroghi.
a) “Quando verrà il Paraclito”. Gesù mi pone subito di fronte a una realtà ben precisa; Lui apre davanti a me un tempo nuovo, un tempo diverso e mi dice che c’è un’attesa nella mia vita. Sta per arrivare il Paraclito, lo Spirito santo. Non so se ci sia mai stato veramente spazio, in me, per questa attesa santa, amorosa. Mi chiedo, davanti a questo vangelo, se io abbia mai pensato a questo dono preparato per me; se mi sia mai reso conto che il Signore si prende cura di me, tanto da volermi mandare il suo Spirito, che è consolazione. Mi pesa, in questo momento di grazia, la mia distrazione, la mia leggerezza, la mia chiusura. Perché, Signore, io ti ho sempre atteso così poco, perché così fragile, così ipocrita è stata la mia attenzione per te? Tu mandi Qualcuno a cercarmi e io nemmeno me ne accorgo, nemmeno mostro di interessarmi. Perdonami, Signore, Amico fedele, Amico vero!
b) “Anche voi mi renderete testimonianza”. Afferma questo, Gesù, rivolgendosi ai suoi discepoli di allora e di oggi; parla con Pietro, Giacomo, Giovanni, con Nicodemo, Giuseppe di Arimatea, con Maddalena, Marta, Lazzaro; parla con Stefano, Paolo, Lorenzo… parla ancora oggi, qui, a casa mia. Parla proprio a me e mi dice: “Anche tu mi renderai testimonianza”. Signore, mi spavento e tremo! So che la testimonianza è sofferenza, è martirio… Preferisco restare chiuso in camera, correre via sullo scooter, fare viaggi lontani, andare a Messa, magari cantare nel coro, frequentare il gruppo lectio, ma poi scappo via. Ho paura, tu lo sai. Perché perdere la faccia davanti a tutti: ai miei compagni di scuola, di università, di squadra, ai miei amici, che mi invitano ad uscire con loro? Perché questa grande fatica? Non posso essere cristiano lo stesso? Mi sento messo in crisi da questa tua Parola così semplice, eppure così sconvolgente; vorrei quasi chiudere la Bibbia e andarmene via. Cerco di resistere, Signore; aiutami tu! Torno a leggere, ripetendo le tue parole. Vado fino in fondo e trovo: “perché siete stati con me fin dal principio”. Signore, tu mi ferisci il cuore, tu strappi il velo della mia cecità e menzogna! Davvero, anch’io ti ho conosciuto fin da principio, come dice san Giovanni (1 Gv 2, 13); da sempre tu mi conosci e mi ami. Mi tornano in mente quelle volte che a Messa io ti ho ascoltato, ti ho accolto, ho amato e gioito della tua Parola, che era fin dal principio. Sì, è vero: anch’io sono con te fin dal principio, come i tuoi discepoli. Tu sei il mio principio e la mia fine; tu sei l’intera mia esistenza! Come faccio, Signore, a non testimoniare? Come posso continuare a tacere così? No, io parlerò di te, Amico e racconterò che tu sei l’Amore vero, che sei la felicità! Vieni con me, o Gesù, non lasciarmi solo e sarò tuo testimone in questo mondo.
c) “Vi guiderà alla verità tutta intera”. Un’altra parola impegnativa. Lo Spirito è inviato per guidarmi. Non so se mi sento abbastanza docile, pronto, disponibile, aperto. Devo lasciarmi prendere per mano, condurre dove non so, dove non vorrei, dove non mi sarei mai immaginato di dover andare. Ho sempre programmato a puntino i miei spostamenti, le mie decisioni di cambiare; me la sono sempre cavata bene da solo. E adesso, Signore, tu mi dici che un Altro mi guiderà. Non è una scelta facile, te lo confesso. Però voglio provare, voglio accoglierti, o Tu, che sei l’Amore. Depongo davanti a te la mia autosufficienza, la mia convinzione testarda di bastare a me stesso, di far bene da solo, di capire dove devo andare. Mi spoglio, o Gesù, della mia veste di gloria, getto via il mio mantello e ti seguo. Mi lascio afferrare dal tuo Spirito. Mi condurrà nel deserto, come ha fatto con te (cf. Lc 4, 1)? Aprirà la mia vita, come ha aperto il grembo della vergine Maria (Lc 1, 35)? Mi investirà, come già ha fatto con Pietro, con gli altri, con quanti credevano alla predicazione, come ci è narrato negli Atti degli apostoli? Non so cosa mi accadrà, ma voglio dirti di sì. Mi impegno, oggi, qui, a lasciarmi condurre, accompagnare, guidare dal tuo Spirito. Faccio alleanza con lo Spirito santo, in questa Pentecoste. Lo scrivo sul mio diario, o sulla Bibbia, mentre tu, o mio Dio, lo stai scrivendo sul mio cuore. Da oggi sono un uomo nuovo! Grazie, Padre mio.
5. Una chiave di lettura
Con la forza che mi è stata data dall’incontro con Gesù, torno a leggere il brano evangelico. Lo ripercorro, cercando di scorgere una pista precisa, il solco tracciato per me, perché possa giungere alla vera luce. Mi sembra di poter individuare un cammino in tre tappe, tre incontri, tre grandi rivelazioni, che sono tre doni immensi, inestimabili, al cui confronto l’oro è come un po’ di sabbia e come fango. I doni di Gesù sono questi: il Paraclito, la testimonianza, il Padre.
Chiedo, in questo momento, la grazia di poterli accogliere nel mio spirito, nella mia vita.
* Lo Spirito santo Paraclito
In un primo momento questo termine può suonare un po’ strano; mi confonde, mi disorienta. So che è una parola greca abbastanza diffusa, già dall’antichità, un po’ in tutto il mondo mediterraneo. San Giovanni l’ha usata anche poco più sopra, dicendo: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14, 16) e rivelando che lo Spirito viene a consolare, a rimanere accanto, a difendere e proteggere. Qui, però, in questo versetto, sembra emergere una sfumatura diversa: lo Spirito si presenta a noi come l’Avvocato, cioè colui che si fa accanto a noi nel giudizio, nelle accuse, nel tribunale della persecuzione. Lo sappiamo, tutta la storia, anche quella dei nostri giorni, porta nel suo cuore l’accusa, il disprezzo, la condanna per il Signore Gesù e per quanti lo amano. E’ storia quotidiana di tutti. Al banco degli accusati, accanto a Gesù, sediamo anche noi. Ma non da soli. Abbiamo un Avvocato. Lo Spirito del Signore viene e agisce in giudizio a nostro favore: fa dei discorsi, rende testimonianza, cerca di convincere e di provare. E’ immensa la sua opera in mezzo a noi, per noi. Presso il Padre, nostro Avvocato è Gesù, come scrive Giovanni nella sua prima lettera (1 Gv 2, 1); ma presso il mondo, nostro Avvocato è lo Spirito, che egli manda a noi dal Padre. Non dobbiamo preparare prima la nostra difesa (Lc 21, 14), pensando di poterci discolpare da soli, ma dobbiamo fare spazio al soffio dello Spirito santo dentro di noi, lasciare che sia lui a parlare, a dire, a provare. Anche Paolo ha dovuto fare questa esperienza dura; lo scrive nella sua prima lettera a Timoteo: “Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato” (2 Tim 4, 16). E davvero è così: non c’è difesa per noi, non innocenza, liberazione, scarcerazione vera, se non nel rapporto intimo con lo Spirito del Signore. Egli viene mandato a noi, affinché ci lasciamo prendere dalla sua presenza, come in un abbraccio, come in rapporto intimo e intenso di amicizia, di confidenza, abbandono e amore.
* La testimonianza
Comincio a comprendere, continuando ad accogliere le parole di questo vangelo nel mio cuore, che il rapporto di noi discepoli con lo Spirito santo ha lo scopo di renderci capaci di dare la nostra testimonianza su Gesù. Noi veniamo uniti inscindibilmente con lo Spirito santo, veniamo afferrati da Lui, presi nel suo fuoco, che è l’Amore reciproco del Padre e del Figlio, per diventare anche noi luminosi, anche noi fonti d’amore in questo mondo.
Rendere testimonianza significa attestare con chiarezza, dandone le prove. Per primo è lo Spirito a fare ciò, continuamente, in ogni luogo, in ogni tempo; con potenza egli opera, in noi e attorno a noi. E’ Lui che muove i cuori, che cambia i nostri pensieri alteri e induriti, che riavvicina, riconcilia, spinge al perdono, all’unione; è ancora Lui che guarisce l’anima, la psiche, il corpo e il cuore malati. E Lui che insegna, ammaestra e rende docili, rende saggi i semplici, i poveri, i puri. Rende testimonianza del Signore Gesù, il Salvatore, attraverso tutte queste sue operazioni, lievi tocchi d’amore e di comunione sulle nostre terre desolate e riarse. Lui attesta del Crocifisso, del Sofferente per amore; grida riguardo al Risorto, che ha sconfitto e calpestato la morte per sempre; testimonia del Vivente, del Glorificato, di Colui che è con noi fino alla fine dei tempi. Ecco, questa è la testimonianza. Lo Spirito la introduce nel nostro mondo, la porta fino a noi; non possiamo restare indifferenti, continuare a sonnecchiare, a scegliere un po’ qui, un po’ là. E’ Lui la verità. E di verità ce n’è una sola: quella di Dio, il Figlio suo Gesù Cristo. Siamo chiamati a testimoniare tutto questo, cioè a porre, a impegnare la nostra vita per amore di questa verità. Testimoniare è diventare martiri, per amore. Non da soli; non per forza nostra, per sapienza nostra. “Anche voi mi renderete testimonianza”, dice Gesù. Ma la nostra testimonianza può sussistere solamente dentro la testimonianza dello Spirito santo; non sono testimonianze parallele, ma vite fuse insieme: quella dello Spirito e la nostra. Questo accade davanti agli infiniti tribunali del mondo, ogni giorno. La nostra vita, allora, diventa luogo sacro, quasi santuario, della testimonianza al Signore Gesù. Non importa compiere grandi imprese, dimostrare sapienza e intelligenza, attirare folle di gente; no, basta una cosa sola: dire al mondo che il Signore è vivo, che è qui, in mezzo a noi e annunciare la sua misericordia, il suo infinito amore.
* Il Padre
Il contatto con lo Spirito santo, il lasciarci abbracciare e invadere da Lui, ci porta al Signore Gesù; ci conduce fino al suo cuore, fino alla sorgente del suo amore. E da lì noi giungiamo al Padre, noi riceviamo il Padre. Non avevamo nulla, nulla abbiamo potuto portare con noi, venendo in questo mondo ed ora, ecco, siamo stracolmi di doni! Impossibile contenerli tutti. Occorre lasciarli traboccare, lasciarli fluire al di fuori, verso i fratelli e le sorelle che ci è dato di incontrare, o anche solo di sfiorare appena, per brevissime esperienza di vita.
Lo Spirito parla di Gesù e usa le parole del Padre; egli ripete a noi ciò che ode nel grembo del Padre. E’ il Padre la sua dimora, la sua casa; venendo a noi, lo Spirito porta con sé l’impronta, il sigillo di quella dimora, di quel luogo di comunione infinita, che è il seno del Padre. E noi capiamo bene che quella è la nostra casa; riconosciamo il luogo della nostra origine e del nostro fine. Riscopriamo, ricevendo lo Spirito di Gesù, che anche noi veniamo dal Padre, che da Lui nasciamo e in Lui viviamo. Se cerchiamo noi stessi, se vogliamo ritrovare la via, il senso del nostro vivere qui, tutto questo sta scritto nelle parole che lo Spirito pronuncia per noi, dentro di noi, riguardo a noi. Occorre davvero un grande silenzio per poterle ascoltare, per comprenderle. Occorre ritornare a casa, ripensare finalmente a nostro Padre e dire, dentro di noi: “Sì, basta ormai! Troppo tempo ho vagato lontano, già mi sono perso… Tornerò da mio Padre”. Vedo quante meraviglie può operare lo Spirito della verità, che il mio Signore Gesù Cristo manda a me dal Padre. Non sarà Pentecoste, se non mi lascerò prendere da Lui, portare con Lui fino al grembo del Padre, dove già mi attende il Cristo, dove già arde per me il fuoco dello Spirito santo.
6. Un momento di preghiera
Ecco, questo è forse il momento più bello della lectio, è come raggiungere la vetta e poter contemplare da quassù tutto il paesaggio della salita compiuta; è poter riposare nella pace del cuore, nella gioia per i doni ricevuti e per gli impegni presi, in questo nuovo inizio di vita. Mi faccio aiutare dalle parole di un salmo:
Salmo 68 (La tenerezza del Padre è la dimora del povero)
Rit. Abbà Padre, sono tuo figlio!
Signore, io innalzo a te la mia preghiera,
nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.
Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.
Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.
Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie!
Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.
Perché Dio salverà Sion, ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
7. Preghiera finale
Grazie, o Padre, per la venuta del Consolatore, dell’Avvocato; grazie per la sua testimonianza su Gesù nel mondo e in me, nella mia vita. Grazie, perché è Lui che mi rende capace di ricevere e di portare il peso glorioso del tuo Figlio e mio Signore. Grazie, perché egli mi guida nella verità, mi consegna alla verità tutta intera e mi rivela le parole che Tu stesso pronunci. Grazie, Padre mio, perché nella tua bontà e tenerezza tu mi hai raggiunto, oggi e mi hai attirato a te, mi hai fatto entrare nella casa del tuo cuore; mi hai immerso nel fuoco d’amore trinitario, dove tu e il Figlio Gesù siete una cosa sola nel bacio infinito dello Spirito santo. Qui sono anch’io e per questo la mia gioia è traboccante. Ti prego, Padre, fa’ che io doni a tutti questa gioia, nella testimonianza amorosa di Gesù salvatore, in ogni giorno della mia vita. Amen.

da \ O.Carm

venerdì 22 maggio 2015

Lectio: Sabato, 23 Maggio, 2015

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
che ci dai la gioia di portare a compimento
i giorni della Pasqua,
fa’ che tutta la nostra vita
sia una testimonianza del Signore risorto.
Egli è Dio e vive e regna con te...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,20-25
In quel tempo, Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?” Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?” Gesù rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?” Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi comincia con la domanda di Pietro sul destino del discepolo amato: Signore, e lui? Gesù comincia a parlare con Pietro, annunciando il destino o il tipo di morte per mezzo del quale Pietro glorificherà Dio. E alla fine Gesù aggiunge: Seguimi. (Gv 21,19).
• Giovanni 21,20-21: La domanda di Pietro sul destino di Giovanni. In quel momento, Pietro si girò e vide il discepolo amato da Gesù e chiese: Signore, e lui? Gesù ha appena indicato il destino di Pietro ed ora Pietro vuole sapere da Gesù qual è il destino di quest’altro discepolo. Curiosità che non merita la risposta adeguata da parte di Gesù.
• Giovanni 21,22: La risposta misteriosa di Gesù. Gesù dice: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Frase misteriosa che termina di nuovo con la stessa affermazione di prima: Seguimi! Gesù sembra voler frenare la curiosità di Pietro. Così come ognuno di noi ha la propria storia, così anche ognuno di noi ha il suo modo di seguire Gesù. Nessuno è la copia esatta di un’altra persona. Ognuno di noi deve essere creativo nel seguire Gesù.
• Giovanni 21,23: L’evangelista chiarisce il senso della risposta di Gesù. La tradizione antica identifica il Discepolo Amato con l’apostolo Giovanni e dice che morì molto anziano, quando aveva circa cento anni. Unendo l’età avanzata di Giovanni alla risposta misteriosa di Gesù, l’evangelista chiarisce dicendo: “Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?" Forse è un avvertimento a stare molto attenti all’interpretazione delle parole di Gesù e non basarsi su qualsiasi diceria.
• Giovanni 21,24: Testimone del valore del vangelo. Il Capitolo 21 è un’appendice aggiunta quando venne fatta la redazione definitiva del Vangelo. Il Capitolo 20 termina con queste frasi: “Molti atri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,30-31). Il libro era pronto. Ma c’erano molti altri fatti su Gesù. Per questo, in occasione dell’edizione definitiva del vangelo, alcuni di questi "molti altri fatti" su Gesù furono scelti ed aumentati, assai probabilmente per chiarire meglio i nuovi problemi della fine del primo secolo. Non sappiamo chi fece la redazione definitiva con l’appendice, ma sappiamo che è qualcuno di fiducia della comunità, poiché scrive: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”.
• Giovanni 21,25: Il mistero di Gesù è inesauribile. Frase bella per concludere il vangelo di Giovanni: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. Sembra un’esagerazione, ma è la verità. Mai nessuno sarà in grado di scrivere tutte le cose che Gesù ha fatto e continua a fare nella vita delle persone che fino ad oggi seguono Gesù!

4) Per un confronto personale

• C’è nella tua vita qualcosa che Gesù ha fatto e che potrebbe essere aggiunta a questo libro che non sarà mai scritto?
• Pietro si preoccupa molto dell’altro e dimentica di portare avanti il proprio “Seguimi”. Succede anche a te?

5) Preghiera finale

Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti vedranno il suo volto. (Sal 10)

da \ O.carm

Lectio: Venerdì, 22 Maggio, 2015


Tempo di Pasqua

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna
con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo,
fa’ che, partecipi di così grandi doni,
progrediamo nella fede
e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,15-19
In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.
Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”.
Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?” Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.

3) Riflessione

• Siamo negli ultimi giorni prima di Pentecoste. Nel corso della Quaresima la selezione dei vangeli del giorno continua l’antica tradizione della Chiesa. Tra Pasqua e Pentecoste, si preferisce il vangelo di Giovanni. E così, in questi ultimi giorni prima di Pentecoste, i vangeli del giorno riportano gli ultimi versi del vangelo di Giovanni. Quando poi riprenderemo il Tempo Ordinario, ritorneremo al vangelo di Marco. Nelle settimane del Tempo Ordinario, la liturgia procede ad una lettura continua del vangelo di Marco (dalla 1ª alla 9ª settimana del tempo ordinario), di Matteo (dalla 10a alla 21ª settimana del tempo ordinario) e di Luca (dalla 22ª alla 34ª settimana del tempo ordinario).
• I vangeli di oggi e di domani parlano dell’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli. Fu un incontro celebrativo, marcato dalla tenerezza e dall’affetto. Alla fine Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: "Tu, mi ami?" Solo dopo aver ricevuto per tre volte la stessa risposta affermativa, Gesù affida a Pietro la missione di prendersi cura delle pecore. Per poter lavorare nella comunità Gesù non ci chiede molte cose. Ciò che ci chiede è di avere molto amore!
• Giovanni 21,15-17: L’amore al centro della missione. Dopo una notte di pesca nel lago senza prendere un solo pesce, giungendo sulla spiaggia, i discepoli scoprono che Gesù aveva preparato pane e pesci arrostiti sulla brace. Consumato il pasto, Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: “Mi ami?" Tre volte, perché per tre volte Pietro nega Gesù (Gv 18,17.25-27). Dopo le tre risposte affermative, anche Pietro diventa "Discepolo Amato” e riceve l’ordine di prendersi cura delle pecore. Gesù non chiede a Pietro se ha studiato esegesi, teologia, morale o diritto canonico. Chiede solo: “Mi ami?” L’amore al primo posto. Per le comunità del Discepolo Amato la forza che sostiene e le mantiene unite non è la dottrina, ma l’amore.
• Giovanni 21,18-19: La previsione della morte. Gesù dice a Pietro: In verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Lungo la vita, Pietro e tutti noi maturiamo. La pratica dell’amore prenderà radici nella vita e la persona non sarà più padrona della propria vita. Il servizio d’amore ai fratelli e alle sorelle prenderà il sopravvento e ci condurrà. Un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Questo è il significato della sequela. E l’evangelista commenta: “Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio”. E Gesù aggiunge: "Seguimi."
• L’amore in Giovanni – Pietro, mi ami? – Il Discepolo Amato. La parola amore è una delle parole che sono oggi più usate da noi. Proprio per questo è una parola che si è molto sciupata. Ma le comunità del Discepolo Amato manifestavano la loro identità ed il loro progetto proprio con questa parola. Amare è innanzi tutto un’esperienza profonda di relazione tra persone in cui c’è un insieme di sentimenti e valori: gioia, tristezza, sofferenza, crescita, rinuncia, dedizione, realizzazione, dono, impegno, vita, morte, ecc. Tutto questo insieme è riassunto nella Bibbia in un’unica parola in lingua ebraica. Questa parola è hesed. La sua traduzione nella nostra lingua è difficile. Generalmente nelle nostre Bibbie è tradotta con carità, misericordia, fedeltà o amore. Le comunità del Discepolo Amato cercavano di vivere questa pratica d’amore in tutta la sua radicalità. Gesù la rivelò nei suoi incontri con le persone con sentimenti di amicizia e di tenerezza, come per esempio, nella sua relazione con la famiglia di Marta e Maria a Betania: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. Piange davanti alla tomba di Lazzaro (Gv 11,5.33-36). Gesù incarna sempre la sua missione in una manifestazione d’amore: “avendo amato i suoi, li amò fino all’estremo” (Gv 13,1). In questo amore Gesù manifesta la sua profonda identità con il Padre (Gv 15,9). Per le sue comunità, non c’era un altro comandamento, tranne questo “agire come agiva Gesù” (1Gv 2,6). Ciò presuppone “amare i fratelli” (1Gv 2,7-11; 3,11-24; 2Gv 4-6). Essendo un comandamento così centrale nella vita della comunità, gli scritti giovannei definiscono l’amore così: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. Per questo non dobbiamo “amare solo a parole, ma coi fatti e nella verità”. (1Gv 3,16-17). Chi vive l’amore e lo manifesta nelle sue parole ed atteggiamenti diventa Discepola Amata, Discepolo Amato.

4) Per un confronto personale

• Guarda dentro di te e dì qual è il motivo più profondo che ti spinge a lavorare in comunità. L’amore o la preoccupazione per le idee?
• A partire dai rapporti che abbiamo tra di noi, con Dio e con la natura, che tipo di comunità stiamo costruendo?

5) Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

da | O.Carm

giovedì 21 maggio 2015

Lectio: Giovedì, 21 Maggio, 2015


Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Venga, o Padre, il tuo Spirito
e ci trasformi interiormente con i suoi doni;
crei in noi un cuore nuovo,
perché possiamo piacere a te
e cooperare al tuo disegno di salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 17,20-26
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi ci presenta la terza ed ultima parte della Preghiera Sacerdotale, in cui Gesù guarda verso il futuro e manifesta il suo grande desiderio di unità tra di noi, suoi discepoli, e per la permanenza di tutti nell’amore che unifica, poiché senza amore e senza unità non meritiamo credibilità.
• Giovanni 17,20-23: Perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Gesù estende l’orizzonte e prega il Padre: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Ecco che qui emerge la grande preoccupazione di Gesù per l’unità che deve esistere nelle comunità. Unità non significa uniformità, bensì rimanere nell’amore, malgrado le tensioni ed i conflitti. Amore che unifica fino al punto di creare tra tutti una profonda unità, come l’unità che esiste tra Gesù ed il Padre. L’unità nell’amore rivelata nella Trinità è il modello per le comunità. Per questo, mediante l’amore tra le persone, le comunità rivelano al mondo il messaggio più profondo di Gesù. La gente diceva dei primi cristiani: “Guardate come si amano!” L’attuale divisione tra le tre religioni nate da Abramo è veramente tragica: giudei, cristiani e mussulmani. Più tragica ancora è la divisione tra noi cristiani che diciamo di credere in Gesù. Divisi, non meritiamo credibilità. L’ecumenismo sta nel centro dell’ultima preghiera di Gesù al Padre. E’ il suo testamento. Essere cristiano e non essere ecumenico è un controsenso. Vuol dire contraddire l’ultima volontà di Gesù.
• Giovanni 17,24-26: Che l’amore con cui mi hai amato stia in loro. Gesù non vuole rimanere solo. Dice: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato, poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Gesù è felice quando noi tutti siamo con lui. Lui vuole che i suoi discepoli abbiamo la stessa esperienza che lui ebbe del Padre. Vuole che noi conosciamo il Padre e che lui ci conosca. Nella Bibbia, la parola conoscere non si riduce ad una conoscenza teorica razionale, ma presuppone sperimentare la presenza di Dio vivendo nell’amore con le persone della comunità.
• Che siano uno come noi! (Unità e Trinità nel vangelo di Giovanni). Il vangelo di Giovanni ci aiuta a comprendere il mistero della Trinità, la comunione tra le persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito. Dei quattro vangeli, Giovanni è quello che mette maggiormente l’accento sulla profonda unità tra Padre, Figlio e Spirito. Dal testo di Giovanni (Gv 17,6-8) vediamo che la missione del Figlio è la suprema manifestazione dell’amore del Padre. E questa unità tra Padre e Figlio fa proclamare Gesù: Io e il Padre siamo uno (Gv 10,30). Tra lui e il Padre c’è una unità intensa tanto che chi vede il volto dell’uno vede anche il volto dell’altro. E compiendo questa missione di unità ricevuta dal Padre, Gesù rivela lo Spirito. Lo Spirito di Verità viene dal Padre (Gv 15,26). A richiesta del Figlio (Gv 14,16), il Padre lo manda a ciascuno di noi in modo che rimanga con noi, incoraggiandoci e dandoci forza. Anche lo Spirito ci viene dal Figlio (Gv 16,7-8). Così, lo Spirito di Verità, che cammina con noi, è la comunicazione della profonda unità che c’è tra il Padre ed il Figlio (Gv 15,26-27). Lo Spirito non può comunicare una verità diversa dalla Verità del Figlio. Tutto ciò che è in rapporto con il mistero del Figlio, lo Spirito ce lo fa conoscere (Gv 16,13-14). Questa esperienza dell’unità in Dio fu molto forte nelle comunità del Discepolo Amato. L’amore che unisce le persone divine Padre e Figlio e Spirito ci permette di sperimentare Dio mediante l’unione con le persone in una comunità di amore. Anche così era la proposta della comunità, dove l’amore dovrebbe essere il segno della presenza di Dio in mezzo alla comunità (Gv 13,34-35). E questo amore costruisce l’unità nella comunità (Gv 17,21). Loro guardavano l’unità in Dio per poter capire l’unità tra di loro.

4) Per un confronto personale

• Diceva il vescovo Don Pedro Casaldáliga: “La Trinità è veramente la migliore comunità”. Nella comunità di cui tu fai parte, si percepisce qualche riflesso umano della Trinità Divina?
• Ecumenismo. Sono ecumenico?

5) Preghiera finale

Signore, tu mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. (Sal 15)

da | O. Carm

martedì 19 maggio 2015

Lectio: Mercoledì, 20 Maggio, 2015

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Padre misericordioso,
fa’ che la tua Chiesa,
riunita dallo Spirito Santo,
ti serva con piena dedizione
e formi in te un cuore solo e un’anima sola.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 17,11b-19
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.

3) Riflessione

• Siamo nella novena di Pentecoste, in attesa della venuta dello Spirito Santo. Gesù dice che il dono dello Spirito Santo è dato solo a chi lo chiede nella preghiera (Lc 11,13). Nel cenacolo, per nove giorni, dall’Ascensione a Pentecoste, gli apostoli perseverarono nella preghiera insieme a Maria, la madre di Gesù (At 1,14). Per questo ottennero in abbondanza il dono dello Spirito Santo (At 2,4). Il vangelo di oggi continua a porre dinanzi a noi la Preghiera Sacerdotale di Gesù. E’ un testo molto, molto opportuno per prepararci questi giorni alla venuta dello Spirito Santo nella nostra vita.
• Giovanni 17, 11b-12: Custodiscili nel tuo nome! Gesù trasforma la sua preoccupazione in preghiera: "Custodisci nel tuo nome, coloro che tu mi hai dato, perché siano una cosa sola con noi!" Tutto ciò che Gesù fa nella sua vita, lo fa nel Nome di Dio. Gesù è la manifestazione del Nome di Dio. Il Nome di Dio è Javé, JHWH. Al tempo di Gesù, questo nome veniva pronunciato dicendo Adonai, Kyrios, Signore. Nel discorso di Pentecoste, Pietro dice che Gesù, per la sua risurrezione, è stato costituito Signore: “Sappia, dunque, con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. (At 2,36). E Paolo dice che questo è stato fatto perché “ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre!” (Fil 2,11). E’ il “Nome che sta al di sopra di qualsiasi altro nome” (Fil 2,9), JHWH o Javé, il Nome di Dio, ricevette un volto concreto in Gesù di Nazaret! L’unità deve essere costituita attorno a questo nome: Custodiscili nel tuo nome, il nome che tu mi hai dato, affinché siano uno come noi. Gesù vuole l’unità delle comunità, in modo che possano resistere dinanzi al mondo che le odia e le perseguita. Il popolo unito attorno al Nome di Gesù non sarà mai vinto!
• Giovanni 17,13-16: Che abbiano la pienezza della mia gioia. Gesù sta dicendo addio. Tra breve se ne andrà. I discepoli continuano nel mondo, saranno perseguitati, saranno afflitti. Per questo, sono tristi. Gesù vuole che la loro gioia sia completa. Loro vogliono continuare a stare nel mondo senza essere del mondo. Ciò significa, in modo concreto, vivere nel sistema dell’impero, sia liberale che romano, senza lasciarsi contaminare. Come Gesù e con Gesù devono vivere a contromano del mondo.
• Giovanni 17,17-19: Come tu mi inviasti, io li invio. Gesù chiede che siano consacrati nella verità. Cioè, che siano capaci di dedicare tutta la loro vita a testimoniare le loro convinzioni rispetto a Gesù e Dio Padre. Gesù si santificò nella misura in cui, nel corso della sua vita, rivelò il Padre. Lui chiede che i discepoli entrino nello stesso processo di santificazione. La loro missione è la missione stessa di Gesù. Loro si santificano nella misura in cui, vivendo l’amore, rivelano Gesù ed il Padre. Santificarsi significa diventare umani come lo fu Gesù. Il Papa Leone Magno diceva: “Gesù fu tanto umano, ma tanto umano, come solo Dio può essere umano”. Per questo dobbiamo vivere a contromano del mondo, poiché il sistema del mondo disumanizza la vita umana e la rende contraria alle intenzioni del Creatore.

4) Per un confronto personale

• Gesù visse nel mondo, ma non era del mondo. Visse a contromano del sistema e, per questo, fu perseguitato e fu condannato a morte. Ed io? Vivo a contromano del sistema di oggi, o adatto la mia fede al sistema?
• Preparazione per la Pentecoste. Invocare il dono dello Spirito Santo, lo Spirito che dette coraggio a Gesù. In questa novena di preparazione alla Pentecoste, è bene dedicare un poco di tempo a chiedere il dono dello Spirito di Gesù.

5) Preghiera finale

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare. (Sal 15)

da | O. Carm

lunedì 18 maggio 2015

Lectio: Martedì, 19 Maggio, 2015

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Padre onnipotente e misericordioso,
fa’ che lo Spirito Santo
venga ad abitare in noi
e ci trasformi in tempio della sua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te”.

3) Riflessione

• Nei vangeli di oggi, di domani e di dopo domani, mediteremo le parole che Gesù rivolse al Padre nel momento del congedo. Giovanni conserva queste parole e le pone in bocca a Gesù durante il suo ultimo incontro con i discepoli. E’ il Testamento di Gesù in forma di preghiera, chiamata anche Preghiera Sacerdotale (Gv 17,1-26).
• Il capitolo 17 del vangelo di Giovanni è il finale di una lunga riflessione di Gesù, iniziata nel capitolo 15, sulla sua missione nel mondo. Le comunità conservarono queste riflessioni per poter capire meglio il momento difficile che loro stavano attraversando: tribolazione, abbandono, dubbi, persecuzione. La lunga riflessione termina con la preghiera di Gesù per le comunità. In essa spuntano i sentimenti e le preoccupazioni che, secondo l’evangelista, abitavano Gesù in quel momento in cui stava uscendo da questo mondo e andando verso il Padre. Con questi sentimenti e con questa preoccupazione Gesù ora si trova davanti a suo Padre, intercedendo per noi. Per questo, la Preghiera Sacerdotale è anche il Testamento di Gesù. Molte persone, nel momento di andarsene per sempre, lasciano qualche messaggio. Tutti conservano parole importanti del padre e della madre, soprattutto quando sono gli ultimi momenti della vita. Conservare queste parole è come conservare le persone. E’ una forma di rispetto ed affetto.
• Il capitolo 17 è un testo diverso. Più di amicizia che di ragionamento. Per coglierne bene tutto il senso, non basta riflettere con la testa, con la ragione. Questo testo deve essere meditato ed accolto anche nel cuore. E’ un testo non tanto da discutere, quanto da meditare e riflettere. Per questo, non ti preoccupare se non capisci tutto immediatamente. Il testo esige tutta una vita per meditarlo ed approfondirlo. Un testo così, deve essere letto, meditato, pensato, letto di nuovo, ripetuto, assaporato come si fa con una buona caramella in bocca. La si gira e rigira in bocca fino a terminarla. Per questo, chiudi gli occhi, fai silenzio dentro di te ed ascolta Gesù che ti parla, trasmettendo nel Testamento la sua maggiore preoccupazione, la sua ultima volontà. Cerca di scoprire qual è il punto su cui Gesù insiste di più e che considera il più importante.
• Giovanni 17,1-3: “Padre, è giunta l’ora!" E’ l’ora lungamente attesa (Gv 2,4; 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 16,32). E’ il momento della glorificazione che si farà mediante la passione, morte e risurrezione. Nel giungere al termine della sua missione, Gesù guarda indietro e procede ad una revisione. In questa preghiera, lui esprime il sentimento più intimo del suo cuore e la scoperta profonda della sua anima: la presenza del Padre nella sua vita.
• Giovanni 17,4-8: Padre, riconosceranno che vengo da Te! Nel rivedere la propria vita, Gesù vede se stesso come una manifestazione del Padre per gli amici che il Padre gli ha dato. Gesù non vive per se stesso. Vive affinché tutti possano avere un lampo di bontà e di amore che sono racchiusi nel Nome di Dio che è Abba, Padre.
• Giovanni 17,9-11a: Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie! Nel momento di lasciare il mondo, Gesù espone al Padre la sua preoccupazione e prega per gli amici che lui si lascia dietro. E che continuano nel mondo, ma non sono del mondo. Sono di Gesù, sono di Dio, sono segni di Dio e di Gesù in questo mondo. Gesù si preoccupa delle persone che restano, e prega per loro.

4) Per un confronto personale

• Quali sono le parole di persone a cui vuoi bene che orientano la tua vita? Se stessi per morire, quale messaggio vorresti lasciare alla tua famiglia e alla tua comunità?
• Qual è la frase del Testamento di Gesù che più ti ha colpito? Perché?

5) Preghiera finale

Benedetto il Signore sempre;
ha cura di noi il Dio della salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
il Signore Dio libera dalla morte. (Sal 67)
da | O.Carm

domenica 17 maggio 2015

Lectio: Lunedì, 18 Maggio, 2015

1) Preghiera

Venga su di noi, o Padre,
la potenza dello Spirito Santo,
perché aderiamo pienamente alla tua volontà,
per testimoniarla con amore di figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 16,29-33
In quel tempo, i discepoli dissero a Gesù: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”

3) Riflessione

• Il contesto del vangelo di oggi continua ad essere l’ambiente dell’Ultima Cena, ambiente di fraternità e di addio, di tristezza e di aspettativa, in cui si rispecchia la situazione delle comunità dell’Asia Minore della fine del primo secolo. Per poter capire bene i vangeli, non possiamo mai dimenticare che riportano le parole di Gesù non come se fossero registrate su un CD per trasmetterle letteralmente. I vangeli sono scritti pastorali che cercano di incarnare e di attualizzare le parole di Gesù nelle nuove situazioni in cui si trovano le comunità nella seconda metà del primo secolo in Galilea (Matteo), in Grecia (Luca), in Italia (Marco) ed in Asia Minore (Giovanni). Nel vangelo di Giovanni, le parole e le domande dei discepoli non sono solo dei discepoli, infatti sono rivelatrici anche delle domande e dei problemi delle comunità. Sono lo specchio in cui le comunità, sia quelle di quel tempo, come pure quelle di oggi, si riconoscono con le loro tristezze e le loro angosce, con le loro gioie e le loro speranze. E trovano luce e forza nelle risposte di Gesù.
• Giovanni 16,29-30: Ecco, adesso parli chiaramente. Gesù aveva detto ai suoi discepoli: Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre (Gv 16,27-28). Ascoltando questa affermazione di Gesù, i discepoli risposero: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. I discepoli pensano di aver capito tutto. Sì, veramente loro colsero una luce vera per chiarire i loro problemi. Ma era una luce ancora molto tenue. Colsero il seme, ma senza per il momento conoscere l’albero. La luce o il seme erano l’intuizione fondamentale della fede secondo cui Gesù è per noi la rivelazione di Dio, che è Padre: Per questo crediamo che sei uscito da Dio. Ma questo era appena l’inizio, il seme. Gesù, lui stesso, era e continua ad essere la grande parabola o la rivelazione di Dio per noi. In lui Dio giunge fino a noi e si rivela. Ma Dio non entra in nessuno schema. Supera tutto, disarma i nostri schemi e ci regala sorprese inattese che, a volte, sono molto dolorose.
• Giovanni 16,31-32: Mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Gesù chiede: "Adesso voi credete? Lui conosce i suoi discepoli. Sa che manca molto per la comprensione del mistero di Dio e della Buona Novella di Dio. Sa che, malgrado la buona volontà e malgrado la luce appena ricevuta in quel momento, loro devono ancora affrontare la sorpresa inattesa e dolorosa della Passione e della Morte di Gesù. La piccola luce che colsero non bastava per vincere l’oscurità della crisi: Ecco verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per proprio conto e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Questa è la fonte della certezza di Gesù ed attraverso Gesù, questa è e sarà fonte di certezza per tutti noi: Il Padre sta con me! Quando Mosè fu mandato a liberare il popolo dall’oppressione dall’Egitto, essendo questa la sua missione, lui ricevette questa certezza: “Vai! Io sono con te” (Es 3,12). La certezza della presenza liberatrice di Dio è espressa nel nome che Dio assunse nel momento dell’inizio dell’Esodo e della liberazione del suo popolo: JHWH, Dio con noi: Questo è il mio nome per sempre (Es 3,15). Nome che è presente più di sei mila volte solo nell’Antico Testamento.
• Giovanni 16,33: Coraggio! Io ho vinto il mondo! E viene ora l’ultima frase di Gesù che anticipa la vittoria e che sarà fonte di pace e di resistenza sia per i discepoli di quel tempo, che per tutti noi, fino ad oggi: Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo. "Con il suo sacrificio per amore, Gesù vince il mondo e Satana. I suoi discepoli sono chiamati a partecipare alla lotta e alla vittoria. Sentire il coraggio che infonde, è già vincere una battaglia.” (L.A.Schokel)

4) Per un confronto personale

• Una piccola luce aiutò i discepoli a fare un passo, ma non illuminò tutto il cammino. Hai avuto un’esperienza così nella tua vita?
• Coraggio! Io ho vinto il mondo! Questa frase di Gesù ti ha aiutato qualche volta nella tua vita?

5) Preghiera finale

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore”.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. (Sal 15)
da | O.Carm

sabato 16 maggio 2015

Lectio: Domenica, 17 Maggio, 2015 "Andate in tutto mondo portando la Buona Novella!"



 Egli è vivo in mezzo a noi!
Marco 16,15-20
1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Una chiave di lettura:

La liturgia di questa festa dell'Ascensione ci pone innanzi una scena nella quale Gesù appare ai discepoli e conferisce loro la missione di andare per il mondo intero, per annunciare la Buona Novella. Il testo del Vangelo di Marco (Mc 16, 9-20) è la parte finale dell'appendice del Vangelo di Marco (Mc 16,15-20). Allarghiamo il breve commentario fino ad includere l'intera appendice. Durante la lettura del testo facciamo attenzione a questo punto: "A chi appare Gesù, quali sono i vari aspetti della missione e quali i segni della sua presenza nella comunità?"
b) Una divisione del testo per aiutare nella lettura:

Marco 16,9-11: Gesù appare a Maria di Magdala.
Marco 16,12-13: Gesù appare a due discepoli.
Marco 16,14-18: Gesù appare agli Undici e da loro la missione.
Marco 16,19-20: Gesù sale al cielo davanti ai discepoli.
c) Il testo:

9 Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. 10 Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. 11 Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. 12 Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. 13 Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
14 Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. 15 Gesù disse loro: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Marco 16,15-2017 E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno".
19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Qual è il punto di questo testo che vi è piaciuto di più o che di più ha richiamato la vostra attenzione? Perché?
b) Chi sono le persone alle quali Gesù si manifesta vivo e come esse reagiscono?
c) Nel testo che abbiamo letto, chi ha più difficoltà nel credere alla risurrezione?
d) San Paolo dice: "Con Gesù Dio ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli" (Ef 2,6). In che modo questa affermazione aiuta a comprendere meglio il significato dell' Ascensione?
e) Quali sono i segni della presenza di Gesù nelle comunità? Quale è il significato di ogni segno?
f) Quali sono, oggi, i segni che convincono meglio le persone della presenza di Gesù in mezzo a noi?
5. Una chiave di lettura
per approfondire il tema.
i) Il contesto:
L'appendice del vangelo di Marco offre una lista di apparizioni di Gesù (Mc 16, 9-20). Ci sono altre liste, ma non sempre coincidono. La lista conservata da Paolo nella lettera ai Corinzi è ben differente (1Cor 15, 3-8). Questa varietà mostra che, all'inizio, i cristiani non si preoccupavano di descrivere o provare la risurrezione. Per essi la fede nella risurrezione era talmente vivida ed evidente, che non c'era necessità di darne prova. Le comunità stesse, esistendo e resistendo in mezzo a tante contrarietà e persecuzioni dell'impero romano, erano una prova viva della verità della risurrezione.
ii) Commento del testo:

a) Marco 16,9-11: Gesù appare a Maria di Magdala, ma gli altri discepoli non la credono
Gesù appare prima di tutto a Maria Maddalena ed ella va ad annunciarlo agli altri. Per venire al mondo Dio volle dipendere dal sì di Maria di Nazareth (Lc 1,38). Per essere riconosciuto come Vivente in mezzo a noi, volle dipendere dall'annuncio di Maria di Magdala che era stata liberata da sette demoni.
Marco dice che Gesù apparve anzitutto alla Maddalena. In questo egli concorda con gli altri tre evangelisti (cfr Mt 28, 9-10; Gv 20,16; Lc 24, 9-11). Ma nella lista delle apparizioni trasmessa dalla Lettera ai Corinzi (1Cor 15, 3-8), non ci sono le apparizioni alle donne. I primi cristiani ebbero difficoltà a credere alla testimonianza delle donne.
b) Marco 16,12-13: Gesù appare a due discepoli
Questo racconto dell'apparizione ai due discepoli che se ne andavano in campagna è una probabile allusione all'episodio dell'apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus che, al ritorno, condivisero la loro esperienza della risurrezione con "gli undici e i loro compagni" (Lc 24, 33-34). Solo che qui in Marco, diversamente da quanto afferma Luca, gli altri non hanno creduto alla testimonianza dei due.
c) Marco 16,14: Gesù rimprovera la incredulità degli undici
Infine Gesù appare agli undici discepoli riuniti a mensa e li rimprovera perché non hanno creduto alle persone che lo avevano visto risorto. Per la terza volta, Marco si riferisce alla resistenza dei discepoli nel credere alla testimonianza di quelli e quelle che avevano esperimentato la risurrezione di Gesù. Quale è il motivo di questa insistenza di Marco nel menzionare la incredulità dei discepoli? Probabilmente per insegnare due cose. Primo, che la fede in Gesù risorto passa per la fede nelle persone che ne danno testimonianza. Secondo, che nessuno deve perdersi d'animo, quando il dubbio o la perplessità nascono nel cuore. Perfino gli undici hanno avuto dubbi!
d) Marco 16,15-18: I segni che accompagnano l'annuncio della Buona Novella
Subito Gesù conferisce la missione di annunciare la Buona Novella a tutte le creature. L'esigenza che egli pone per chi vuole essere salvo è questa: credere e essere battezzato. A quelli che hanno il coraggio di credere alla Buona Novella e si fanno battezzare, egli promette questi segni: (1) cacceranno i demoni, (2) parleranno lingue nuove, (3) prenderanno in mano i serpenti, (4) se berranno qualche veleno non farà loro male, (5) imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Questi segni accadono ancora oggi:
* cacciare i demoni: è combattere il potere del male che strangola la vita. La vita di molte persone è diventata migliore da quando sono entrate in comunità ed hanno cominciato a vivere la buona novella della presenza di Dio. Partecipando alla vita della comunità, cacciano il male dalla loro vita.
* parlare lingue nuove: è cominciare a comunicare con gli altri in modo nuovo. A volte incontriamo una persona che mai abbiamo visto prima, ma è come se già ci conoscessimo da molto tempo. E' perché parliamo la stessa lingua, la lingua dell'amore.
* prendere in mano serpenti e vincere il veleno: ci sono tante cose che avvelenano la convivenza. Molte chiacchiere che rovinano la relazione fra persone. Chi vive la presenza di Dio sa superare questo e non viene molestato da questo veleno mortifero.
* curare i malati: dovunque appare una coscienza più chiara della presenza di Dio, appare anche una attenzione speciale verso le persone escluse e marginalizzate, soprattutto verso i malati. Quello che maggiormente favorisce la salute è quando la persona si sente accolta e amata.
e) Marco 16,19-20: Attraverso la comunità Gesù continua la sua missione
Quel Gesù che là in Palestina accoglieva i poveri, rivelando loro l'amore del Padre, ora è lo stesso Gesù che continua presente in mezzo a noi, nelle nostre comunità. Attraverso di noi, egli continua la sua missione per rivelare la Buona Novella dell'amore di Dio ai poveri. Fino ad oggi, la risurrezione avviene. Nessun potere di questo mondo è capace di neutralizzare la forza che promana dalla fede nella risurrezione (Rom 8, 35-39). Una comunità che vuole essere testimone della risurrezione deve essere segno di vita, deve lottare contro le forza di morte, perché il mondo sia un luogo favorevole alla vita, deve credere che un altro mondo è possibile. Soprattutto in quei luoghi dove la vita del popolo è in pericolo per causa del sistema di morte che ci è stato imposto, le comunità devono essere una prova viva della speranza che vince il mondo, senza timore di essere felici!
iii) Ampliando le informazioni sul Vangelo di Marco - Le sorprese di Dio:

Fin dall'inizio del Vangelo di Marco l'esigenza era questa: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino! Convertitevi e credete al vangelo" (Mc 1,15). Questa richiesta iniziale di conversione e di fede indica la porta, attraverso la quale abbiamo accesso a Gesù e alla Buona Novella di Dio che egli ci porta. Non c'è altro accesso. La fede esige di credere a Gesù, alla sua Parola, accettarlo senza imporre condizioni. Siamo invitati a non chiuderci in nessun nome o titolo, dottrina o uso, e a mantenerci sempre aperti alle sorprese di Dio, che chiedono una conversione costante. I nomi e i titoli, le dottrine e le abitudini, le devozioni e le suppliche, sono come la targhetta che portiamo sul petto per l'identificazione. La targhetta è importante, perché ci aiuta e ci orienta quando vogliamo incontrare una persona che cerchiamo. Ma quando si incontra, non si guarda più alla targhetta, ma al volto! La persona che cerchiamo, quando poi la incontriamo quasi sempre è differente dalla idea che ci eravamo fatti di lei. L'incontro sempre riserva delle sorprese! Soprattutto l'incontro con Dio in Gesù. Lungo l'evangelo di Marco le sorprese di Dio per i discepoli sono molte, e vengono da là dove meno si attendono:
* da un pagano che dà una lezione a Pietro, poiché riconosce la presenza di Dio nel crocifisso (Mc 15,39);
* da una povera vedova che offre del suo indispensabile per condividerlo con gli altri (Mc 12,43-44);
* da un cieco che gridando dà fastidio ai discepoli e non possiede neanche una dottrina certa (Mc 10, 46-52);
* dai piccoli che vivono marginalizzati, ma credono in Gesù (Mc 9,42);
* da quelli che usano il nome di Gesù per combattere il male, ma non sono della "Chiesa" (Mc 9,38-40);
* da una donna anonima, che scandalizza i discepoli con il suo modo di fare (Mc 14,3-9);
* da un padre di famiglia che è costretto a portare la croce e diviene discepolo modello (Mc 15,21)
* da Giuseppe di Arimatea che rischia tutto chiedendo il corpo di Gesù per poterlo seppellire (Mc 15,43).
* dalle donne che, in quel tempo, non potevano essere testimoni ufficiali, ma sono scelte da Gesù come testimoni qualificate della sua risurrezione (Mc 15,40.47; 16,6.9-10).
Riassumendo. I dodici discepoli, chiamati in modo particolare da Gesù (Mc 3, 13-19) e da lui inviati in missione (Mc 6,7-13), fallirono. Pietro rinnegò (Mc 14, 66-72), Giuda tradì (Mc 14, 44-45) e tutti fuggirono (Mc 14, 50). Ma proprio nel loro fallimento appare la forza della fede degli altri che non facevano parte del gruppo dei dodici scelti. La comunità, la Chiesa, deve avere una coscienza ben chiara che essa non è proprietaria di Gesù e neppure possiede tutti i criteri dell'azione di Dio in mezzo a noi. Gesù non è nostro, ma noi, la comunità, la Chiesa, siamo di Gesù, e Gesù è di Dio (1Cor 3,23). La più grande sorpresa di tutte è la risurrezione!
6. Salmo 27 (26)
Il coraggio che nasce dalla fede

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?
Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.
Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.
Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.
E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.
Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto";
il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.
Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

 da | O.Carm