martedì 26 maggio 2015

Visita dell’Ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede in Casa Generalizia


17//05//2015

P. Oscar I. Aparicio, Archivista Generale OCD
Recentemente hanno visitato la Curia Generale OCD e l'Archivio una piccola delegazione di autorità e personalità iraniane.
La delegazione era presieduta non dall'Ambasciatore dell'Iran, ma, da Hojjat ol Eslam Seyyed Ali Ghazi Asghar, insigne studioso e Rappresentante della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell'Iran. Lo acompagnavano l'Ambasciatore dell'Iran presso la Santa Sede, un noto teologo iraniano e due traduttori, per l'italiano e per l'inglese, in veste di giornalisti.
Il motivo della visita era una prima conoscenza della vita degli Scalzi e vedere le lettere e i documenti relativi al passaggio dei carmelitani scalzi in Persia nei secoli XVII e XVIII.
Io e i delegati abbiamo iniziato con una interessante conversazione nel parlatorio della Casa Generalizia OCD sul riconoscere la grande importanza della fede in Dio per ambedue le religioni e sul non permettere che si offendano le religioni con le caricature o altro; in seguito abbiamo parlato delle necessità della lotta contro la povertà del mondo come ci ricorda Papa Francesco.
Dopo ho mostrato loro i luoghi importanti della Casa: la cappella, la sacrestia (mi domandavano l'uso dei paramenti liturgici), il refettorio e il giardino. Sono seguite domande sulla nostra vita quotidiana, sul tempo dedicato alla preghiera, sulle nostre celle, se preghiamo in esse; ne han voluto vedere una.
Poi ho mostrato loro una lettera del grande Abate di Persia custodita nell'Archivio e altri documenti della nostra storia in Persia; hanno ammirato anche una cartina della fine del secolo XVIII. Mi hanno chiesto la digitalizzazione dei documenti persiani per poterli inserire nel loro Archivio di Stato. Ho regalato loro una Guida dell'Archivio Generale OCD.

Con i saluti è terminata la visita della Delegazione dell'Iran nel nostro paese. Speriamo che serva per avvicinare le due religioni, cristiana ed islamica, perché possano vivere nella pace e nel mutuo rispetto.


da \ carmelitaniscalzi.com

Attività Teresiane in Cile



17//05//2015
Attività Teresiane in Cile

Nell'ambito del V centenario della nascita della nostra madre Teresa di Gesù, la famiglia dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, ha programmato una serie di attività artistiche ed accademiche.
Dal 18 aprile al 10 maggio la compagnia teatrale "La Calderona" presenta a Santiago del Cile il testo del premiato drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, "La Lengua en pedazos". Un'opera che inscena il dialogo tra Teresa d'Avila e un inquisitore. La base è il Libro della Vita di Teresa, il dialogo si incentra sulla riflessione del potere della parola e della mistica, così determinanti nella grande santa abulense.
È stata così grande l'attesa per l'opera e il successo riscosso, che nelle successive rappresentazioni ha registrato il tutto esaurito. Si prevede un secondo turno di repliche per il prossimo giugno.
Insieme a questo è in programma un Congresso Teresiano per i giorni 20 e 21 di agosto 2015 presso la Pontificia Università Cattolica del Cile: siete tutti invitati.
L'esperienza di Dio condivisa da santa Teresa di Gesù continui ad animarci e ad aiutarci nella nostra amicizia con Dio.

da \ carmelitaniscalzi.com

Lectio: Martedì, 26 Maggio, 2015

Tempo ordinario

1) Preghiera

Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31
In quel tempo, Pietro disse a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.
Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

3) Riflessione

• Nel vangelo di ieri, Gesù parlava della conversazione tra i discepoli sui beni materiali: distanziarsi dalle cose, vendere tutto, dare ai poveri e seguire Gesù. Ossia, come Gesù, devono vivere in totale gratuità, mettendo la propria vita nella mano di Dio, servendo i fratelli e le sorelle (Mc 10,17-27). Nel vangelo di oggi Gesù spiega meglio come deve essere questa vita di gratuità e di servizio di coloro che abbandonano tutto per lui, Gesù, e per il Vangelo (Mc 10,28-31).
• Marco 10,28-31: Cento volte, ma d’ora in poi con persecuzioni. Pietro osserva: "Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". E’ come se dicesse: “Abbiamo fatto ciò che il Signore chiese al giovane ricco. Lasciammo tutto e ti abbiamo seguito. Spiegaci, come deve essere la nostra vita?” Pietro vuole che Gesù spieghi un poco di più il nuovo modo di vivere nel servizio e nella gratuità. La risposta di Gesù è bella, profonda e simbolica: "In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. Il tipo di vita che scaturisce dal dono di tutto è l’esempio del Regno che Gesù vuole instaurare: (a) Estende la famiglia e crea comunità, aumenta cento volte il numero di fratelli e sorelle. (b) Produce la condivisione di beni, poiché tutti avranno cento volte di più case e campi. La provvidenza divina si incarna e passa per l’organizzazione fraterna, dove tutto è di tutti e non ci sono più persone nel bisogno. Loro mettono in pratica la legge di Dio che chiede “tra di voi non ci siano poveri” (Dt 15,4-11). Fu ciò che fecero i primi cristiani (At 2,42-45). E’ il vissuto perfetto del servizio e della gratuità. (c) Non devono aspettare in cambio nessun vantaggio, nessuna sicurezza, nessun tipo di promozione. Anzi in questa vita avranno tutto questo, ma con persecuzioni. Poiché, coloro che in questo mondo organizzato, a partire dall’egoismo e dagli interessi di gruppi e persone, vivono l’amore gratuito ed il dono di sé, saranno crocifissi come lo fu Gesù. (d) Saranno perseguitati in questo mondo, ma nel mondo futuro avranno la vita eterna di cui parlava il giovane ricco.
• Gesù è la scelta dei poveri. Una duplice schiavitù marcava la situazione della gente all’epoca di Gesù: la schiavitù della politica di Erode, appoggiata dall’impero romano e mantenuta da tutto un sistema ben organizzato di sfruttamento e di repressione, e la schiavitù della religione ufficiale, mantenuta dalle autorità religiose dell’epoca. Per questo, il clan, la famiglia, la comunità, si stava disintegrando e una gran parte della gente viveva esclusa, emarginata, senza dimora, nella religione, nella società. Per questo c’erano diversi movimenti che cercavano un nuovo modo di vivere in comunità: esseni, farisei e, più tardi, gli zeloti. Nella comunità di Gesù c’era qualcosa di nuovo che la rendeva diversa dagli altri gruppi. Era l’atteggiamento verso i poveri e gli esclusi. Le comunità dei farisei vivevano separate. La parola “fariseo” vuol dire “separato”. Vivevano separati dalla gente impura. Molti farisei consideravano la gente ignorante e maledetta (Gv 7,49), in peccato (Gv 9,34). Gesù e la sua comunità, al contrario, vivevano insieme alle persone escluse, considerate impure: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi (Mc 2,16; 1,41; Lc 7,37). Gesù riconosce la ricchezza e il valore che i poveri posseggono (Mt 11,25-26; Lc 21,1-4). Li proclama felici, perché il Regno è loro, è dei poveri (Lc 6,20; Mt 5,3). Definisce la sua missione: “annunciare la Buona Novella ai poveri” (Lc 4, 18). Lui stesso vive da povero. Non possiede nulla per sé, nemmeno una pietra dove reclinare il capo (Lc 9,58). E a chi vuole seguirlo per condividere la stessa sorte, ordina di scegliere: o Dio o il denaro! (Mt 6,24). Ordina di scegliere a favore dei poveri! (Mc 10,21) La povertà che caratterizzava la vita di Gesù e dei discepoli, caratterizzava anche la missione. Al contrario di altri missionari (Mt 23,15), i discepoli e le discepole di Gesù non potevano portare nulla, né oro, né denaro, né due tuniche, né borsa, né sandali (Mt 10,9-10). Dovevano avere fiducia nell’ospitalità (Lc 9,4; 10,5-6). E se fossero stati accolti dalla gente, dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio (Lc 10,7-8). Inoltre, dovevano occuparsi dei malati e dei bisognosi (Lc 10,9; Mt 10,8). Allora potevano dire alla gente: “Il Regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 10,9).

4) Per un confronto personale

• Tu, nella tua vita, come metti in pratica la proposta di Pietro: “Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”?
• Condivisione, gratuità, servizio, accoglienza agli esclusi sono i segni del Regno. Come le vivo oggi?

5) Preghiera finale

Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)

da \ O.Carm

domenica 24 maggio 2015

Santa Maria Maddalena de' Pazzi, Vergine (festa)


St.Mary Magdalen de Pazzi.jpg
Liturgico: 
Lunedì, 25 Maggio, 2015
Maria Maddalena porta il nome della nobile famiglia de' Pazzi di Firenze, che già nel secolo XV aveva un grande influsso politico. Nata il 2 aprile 1566, fu educata piamente, e fin dalla fanciullezza dimostrò senso profondo della presenza di Dio, amore ardente all'Eucarestia e forte inclinazione per lo spirito della penitenza.
Su consiglio del suo confessore, fu ammessa alla prima comunione all'età di 10 anni, contrariamente ai costumi dell'epoca. A diciassette anni venne accettata dalle monache carmelitane di Santa Maria degli Angeli di Firenze, sua città natale. Durante il noviziato una violenta malattia durata due mesi la ridusse in fin di vita, tanto che le fu concesso di anticipare la professione. Ma si riprese. Fu per tre anni sottomaestra, sagrestana e per sei anni maestra delle novizie; ebbe anche la cura delle giovani professe e nel 1604 fu eletta sottopriora. Indicibili sofferenze fisiche e una dura prova spirituale misero alla prova la sua pazienza e fu arricchita da Dio di grazie straordinarie. Morì il 25 maggio del 1607. Beatificata nel 1626, venne canonizzata il 22 aprile 1669.
Ad un'intensa vita spirituale unì la coscienziosa osservanza dei voti religiosi, e condusse una vita nascosta di preghiera ed abnegazione. Fu presa dall' "ansiato desiderio" del rinnovamento della Chiesa: urgenza della riforma ed anelito dell'espansione, offrendosi perchè i "cristi" (i sacerdoti) fossero di nuovo luce del mondo e gli infedeli ritornassero nel grembo della Chiesa. "Chiave di volta del suo edificio spirituale (sviluppato però in modo non propriamente organico) è l'amore: creati da Dio con amore e per amore, è per tale via che dobbiamo tornare a Lui; l'amore è la misura del progresso nel ritorno dell'anima a Dio. La principale funzione dell'amore è di unire l'anima a Dio. La vita spirituale come un circolo, animato dall'amore, che in Dio ha il punto di partenza e di arrivo". Santa Maria Maddalena de' Pazzi fu anche teneramente devota della Madonna e contribuì notevolmente ad approfondire la devozione mariana carmelitana alla "Vergine Purissima", affermando che la bellezza di Maria fu la sua purezza, che la unì al Verbo nella divina maternità.

Le sue esperienze mistiche sono raccolte nei "manoscritti originali", come sono chiamati gli appunti che le consorelle stendevano su quello che lei faceva o diceva nelle sue estasi ed "eccessi di amore divino" e dei quali ne facevano una certa "verifica" con la santa stessa. Cioè: i Quaranta Giorni, i Colloqui, le Revelatione e intelligentie, la Probatione e la Rinnovatione della Chiesa, insieme gli Avvisi e le Lettere.

da \ O. Carm

Bollettino Elettronico per i Laici Carmelitani II-No2-MMXV



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Con grande gioia vi presentiamo la nuova edizione del bollettino elettronico per il Laicato Carmelitano. In questa terzo numero vogliamo condividere due importanti eventi che hanno visto riunirsi un grande numero di persone: il Congresso del Terz’Ordine dei Carmelitani di Asia, Australia e Oceania che si è svolto nelle Filippine, e il raduno dei Laici Carmelitani delle tre Province italiane che si è svolto a Sassone (Roma). Questo numero del bollettino mette in luce anche la figura della nostra sorella Santa Teresa di Gesù, Dottore della Chiesa, mentre la Famiglia Carmelitana in tutto il mondo sta celebrando il V Centenario della sua nascita. Vi ringraziamo per la lettura di questo bollettino elettronico e per i suggerimenti che costantemente ci inviate per i prossimi numeri. Dio vi benedica!
Tutte le notizie sul Laicato e la Gioventù Carmelitana, si prega di inviare a: lay@ocarm.org
Per favore clicca qui per scaricare il bollettino elettronico
http://ocarm.org/ebook/laybulletin/no3/No2-15IT.pdf

da \ O. Carm

Lectio: Lunedì, 25 Maggio, 2015

Tempo ordinario

1) Preghiera

Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-27
In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!” I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.
Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?” Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi narra due fatti: (a) racconta la storia dell’uomo ricco che chiede come raggiungere la vita eterna (Mc 10,17-22), e (b) Gesù avverte sul pericolo delle ricchezze (Mc 10,23-27). L’uomo ricco non accetta la proposta di Gesù, poiché era molto ricco. Una persona ricca è protetta dalla sicurezza che le viene data dalla ricchezza. Ha difficoltà ad aprire la mano e a lasciar andare questa sicurezza. Afferrata ai vantaggi dei suoi beni, vive preoccupata per difendere i suoi propri interessi. Una persona povera non è abituata ad avere questa preoccupazione. Ma ci possono essere poveri con la mentalità di ricchi. E allora il desiderio delle ricchezze crea in loro dipendenza e fa sì che anche loro diventino schiavi del consumismo. Non hanno tempo per dedicarsi al servizio del prossimo. Con questi problemi nella mente, problemi di persone e di paesi, leggiamo e meditiamo il testo dell’uomo ricco.
• Marco 10,17-19: L’osservanza dei comandamenti e la vita eterna. Una persona arriva vicino a Gesù e chiede: “Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Il vangelo di Matteo informa che si trattava di un giovane (Mt 19,20.22). Gesù risponde bruscamente: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo!” Gesù distoglie l’attenzione da sé per portarla verso Dio, poiché ciò che importa è fare la volontà di Dio, rivelare il progetto del Padre. Poi Gesù afferma: “Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. É importante osservare sempre la risposta di Gesù. Il giovane aveva chiesto qualcosa sulla vita eterna. Voleva vivere insieme a Dio! Ma Gesù non menziona i tre primi comandamenti che definiscono la nostra relazione con Dio! Lui ricordò solo quelli che indicano un rispetto per la vita insieme agli altri! Per Gesù, riusciamo a stare bene con Dio solo se sappiamo stare bene con il prossimo. Non serve a nulla ingannarsi. La porta per giungere a Dio è il prossimo.
• Marco 10,20: Osservare i comandamenti, a cosa serve? L’uomo risponde dicendo che osservava i comandamenti fin dalla sua gioventù. Ciò che è strano è quanto segue. Lui voleva sapere qual era il cammino della vita. Ora, il cammino della vita era e continua ad essere: fare la volontà di Dio espressa nei comandamenti. Vuol dire che lui osservava i comandamenti senza sapere a cosa servissero. Altrimenti, non avrebbe posto nessuna domanda. E’ quanto succede oggi a molti cattolici: non sanno dire a cosa serve essere cattolici. ”Sono nato in un paese cattolico, per questo sono cattolico!” E’ un’abitudine!
• Marco 10,21-22: Condividere i beni con i poveri e seguire Gesù. Udendo la risposta del giovane “Gesù lo guardò e lo amò e gli disse: Una cosa ti manca: va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri ed avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi!” L’osservanza dei comandamenti non è che il primo gradino di una scala che va più in alto. Gesù chiede di più! L’osservanza dei comandamenti prepara la persona a poter giungere al dono totale di sé a favore del prossimo. Gesù chiede molto, ma lo chiede con molto amore. Il giovane non accetta la proposta di Gesù e se ne va, “perché era molto ricco”.
• Marco 10,23-27: Il cammello e la cruna dell’ago. Dopo che il giovane se ne andò, Gesù commentò la sua decisione: Quanto difficilmente coloro che hanno le ricchezze entreranno nel Regno di Dio! I discepoli rimasero ammirati. Gesù ripete la stessa frase ed aggiunge: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”! L’espressione “entrare nel Regno” indica non solo ed in primo luogo l’entrata in cielo dopo la morte, ma anche e soprattutto l’entrata nella comunità attorno a Gesù. La comunità è e deve essere un modello del regno. L’allusione all’impossibilità da parte di un cammello di entrare per la cruna di un ago viene da un proverbio popolare del tempo usato dalla gente per dire che una cosa era umanamente impossibile. I discepoli si stupiscono dinanzi all’affermazione di Gesù e si chiedono tra di loro: "Allora, chi può salvarsi?" Segno, questo, che non avevano capito la risposta di Gesù all’uomo ricco: “Va’, vendi tutto, dallo ai poveri e seguimi” Il giovane aveva osservato i comandamenti fin dalla sua gioventù, ma senza capire il perché dell’osservanza. Qualcosa di simile stava avvenendo con i discepoli. Loro avevano già abbandonato tutti i beni come richiesto da Gesù al giovane ricco, ma senza capire il perché dell’abbandono! Se avessero capito, non si sarebbero stupiti dinanzi all’esigenza di Gesù. Quando la ricchezza o il desiderio di ricchezza occupa il cuore e lo sguardo, la persona non riesce a percepire il senso del vangelo. Solo Dio può aiutare! Gesù guarda i discepoli e dice: "Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio. Presso Dio tutto è possibile."

4) Per un confronto personale

• Una persona che vive preoccupata per la sua ricchezza o che vive volendo comprare le cose di cui la televisione fa propaganda, può liberarsi di tutto per seguire Gesù e vivere in pace in una comunità cristiana? E’ possibile? Cosa pensi tu? Come fai e cosa fai tu?
• Conosci qualcuno che è riuscito ad abbandonare tutto per il Regno? Cosa significa per noi oggi: “Va’, vendi tutto, dallo ai poveri”? Come capire e praticare oggi i consigli che Gesù dà al giovane ricco?

5) Preghiera finale

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
nel consesso dei giusti e nell’assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le contemplino coloro che le amano. (Sal 110)

da \ O. Carm

sabato 23 maggio 2015

Don Paolo Zamengo SDB - Atterra lo Spirito

Atterra lo Spirito Gv 15, 26-27.16, 12-15



A Gerusalemme atterra lo Spirito della Pentecoste e la natura ha un fremito. Due immagini mi catturano: il vento e il fuoco. Lo Spirito è libero come il vento e avvolgente come il fuoco.

“Come il vento che soffia e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va, così lo Spirito Santo agisce con novità sorprendente in tutto il mondo. È potenza di Dio che sa trarre il bene anche dal male”. Questo è il cuore della Pentecoste. Lo Spirito è libero, incontenibile. Non rispetta confini, steccati, regole e calcoli. Agisce ovunque, a modo suo, e, spesso, crea sorprese. Perché fa cose nuove, suscita atteggiamenti insospettati e risveglia impensate energie.



I primi cristiani si trovarono di fronte ad una sorpresa mai prima immaginata: i pagani che non appartenevano al popolo di Israele, si convertivano al Vangelo. Una gioia ma anche una spina. Perché la presenza dei convertiti li obbligava a rivedere il modo di pensare.

“Come il fuoco illumina e riscalda così lo Spirito conduce sulla via della fede e della carità coloro che non conoscono Dio, ma lo cercano con cuore sincero”. I pompieri di turno, fortunatamente, non riescono a spegnere questo fuoco. Perché rende i cuori ardenti, li getta in imprese che sembrano impossibili, li guida per sentietri impervi e inusitati. Da sempre i passi della fede e della carità non sono facili. Eppure lo Spirito non disarma di fronte agli ostacoli e sostiene coloro che ascoltano la sua voce, che è la voce stessa di Gesù.

Il bello è che tutto accade in modo estremamente semplice e, all’apparenza, incerto e dimesso. Lo Spirito opera servendosi di uomini e donne che non sono perfetti o santi, ma che gli offrono spazio nella loro esistenza.

Il compito che attendeva gli apostoli era immenso ed enorme il carico che Gesù metteva sulle loro spalle. Spropositato per le loro capacità. A guardarli bene e da vicino, si poteva essere certi di un fallimento.

Nessuno di loro aveva una competenza biblica. Erano del tutto sforniti di capacità gestionali. Ignoravano i trucchi del moderno marketing per piazzare il loro messaggio. Quanto a coraggio non sembravano cambiati da quel giorno in cui avevano abbandonato Gesù, fuggendo in modo vigliacco. Il Cenacolo era sempre stato il loro rifugio perché avevano ancora paura. Paura di un giudizio e paura di fare la fine tragica di Gesù.

Ma perché Gesù si affidava proprio a questa incerta e mal assortita compagnia? C’erano dei pescatori, c’era un esattore delle imposte, c’era uno tirato fuori all’ultimo momento per far quadrare il numero dodici, dopo la morte di Giuda. Perché mettere nelle loro mani il futuro di una missione che gli era costata fatiche e sudore, lacrime e sangue, la sua stessa vita?

Gesù li conosce bene, nel profondo. Sa dei loro entusiasmi e delle loro fragilità, della loro grettezza e della loro fede. Gesù però non si limita ad affidare loro un compito sovrumano, ma li mette anche nelle mani sicure dello Spirito. Sarà lui a “guidare a tutta la verità”. Sarà lui a sostenerli.

Toccheranno con mano la sua azione e riconosceranno la sua opera. Rimarranno sorpresi di fronte alle novità che egli prepara. E, vaccinati dal peccato più grande, quello dell’orgoglio e della presunzione, non potranno mai dire che è tutto merito loro. Si conoscono bene e sanno che c’è un Altro che opera attraverso loro e nonostante i loro limiti.

Ma allora se è lo Spirito il grande protagonista, Gesù non chiede nulla ai suoi? Gesù chiede il cuore. Chiede di essere amato veramente. Non un amore fatto di parole, di vaghe promesse, ma un amore concreto, un amore ben riconoscibile dai frutti che produce.

Con presenza discreta ma sicura, lo Spirito produrrà cambiamenti inspiegabili. A partire da loro stessi che affrontano il mare aperto della storia e andranno incontro ad ostilità e rifiuti, senza paura. Sono proprio loro la prova, con il loro coraggio e la loro fiducia.

Oggi come allora, Gesù fa a noi che vogliamo essere suoi discepoli, e a tutti quelli che vogliono imbarcarsi nell’avventura del Regno, la stessa proposta e la stessa offerta. Ci manda al largo, nel mare aperto della storia, su piccole imbarcazioni che sembrano fatte apposta per essere travolte e naufragare. Ma ci chiede di amarlo, con tutto il cuore.

In cambio ci dona il suo Spirito.

E stranamente, miracolosamente, quelle piccole fragili barche portano dovunque il seme buono del Vangelo.