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giovedì 30 aprile 2015

Maria e Lo Scapolare

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Carmelo S.Anna - Carpineto Romano

La purificazione del cuore

Maria è "il libro nel quale è scritta la Regola nostra, perché in lei è scritto il Verbo" (Cost. 22). Questa frase tratta dalle Costituzioni delle monache dell’Ordine dei fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, vede in Maria – "la divina taciturna" (David Maria Turoldo) – la "parola vivente" di Dio sulle orme del Figlio. Per testimoniare anche noi, con la nostra vita, la fede in Gesù, guardiamo a lei per incarnare il carisma carmelitano.

Maria è la "Piena di Grazia", è un privilegio a lei dato da Dio, ma a cui ha saputo rispondere, e che ha vissuto con totale donazione e la piena adesione della sua santa Volontà. Sappiamo che Maria era vergine nel corpo, nel cuore e nella mente. Anche lei, come tutti noi, ha comunque dovuto compiere il suo cammino personale di adesione al progetto di Dio nella sua vita.
Maria "fa memoria", ricorda e ringrazia per quanto il Signore opera in lei...

Nell’episodio dell’Annunciazione per ben tre volte viene detto che Maria è vergine. L’angelo viene mandato "a una vergine" (La 1, 27). Lei stessa dice di sé: "Non conosco uomo". La purezza del cuore, invece, la troviamo bene espressa nella frase dettale dal vecchio Simeone: "E anche a te una spada trafiggerà l’anima" (Lc 2, 35).

Maria, infatti, imparerà ad accogliere la Volontà di Dio non solo nella gioia, ma anche nella sofferenza e nel dolore. Parteciperà con il martirio del cuore alla passione redentrice del figlio. Ella diventa, così, un esempio per tutti noi per vivere la purezza, ciascuno nel proprio stato di vita, attraverso l’esercizio della virtù.

La purificazione del cuore sarà allora per noi il saper mettere Dio al primo posto nella nostra vita, ascoltare, accogliere e compiere la sua Volontà. Sarà il saperci perdonare sempre, il pensare bene degli altri, l’agire con intenzioni buone, il vedere sempre il lato bello e buono di ogni persona e situazione. È saper offrire il proprio dolore e accogliere anche la sofferenza come un dono di Dio, sull’esempio di Maria.

La contemplazione

Maria ha sperimentato la presenza di Dio in ogni momento della sua vita. Il punto più alto della sua contemplazione è coinciso con un’esperienza di preghiera in cui ha incontrato la potenza dell’Altissimo e la sua anima si è unita a Dio per opera dello Spirito Santo generando il Verbo. La sua contemplazione è divenuta vita!

Maria ci esorta, così, a vivere il nostro incontro con Dio nel silenzio, nella solitudine, nella preghiera e a saper vivere in comunione con Lui anche tutti gli altri momenti della nostra vita, fatti di incontri, di lavoro, di divertimento, densi di avvenimenti…

In tutto questo si manifesta Dio e noi Lo incontreremo se avremo fatto spazio a Lui nella nostra vita, dedicandogli parte del nostro tempo solo per Lui, nella preghiera. Come Maria, inoltre, che "serbava tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2, 51), dobbiamo imparare a fare memoria, a ricordare e ringraziare Dio per tutto quello che compie nella nostra vita.

Il servizio

Il servizio è stato vissuto da Maria in modo esemplare nell’aiuto portato alla cugina Elisabetta. Rileggiamo alcune frasi del celebre passo dell'evangelista Luca (Lc 1, 39-40):

- "Si mise in viaggio";
- "Raggiunse in fretta…";
- "Entrò nella casa".

Sono tutti verbi che sottolineano l’agire di Maria. Affronta il viaggio, la fatica, il pericolo. Il suo servizio non è per una gratificazione personale, ma per compiere la Volontà di Dio. Anche nei primi anni di Gesù vissuti con lei e Giuseppe a Nazareth, quello di Maria è un servizio fatto nell’umiltà (Lc 1, 48) e nel nascondimento: "Fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava…" (Lc 2, 39-40).

Il servizio nascosto non è stato documentato nei Vangeli, ma lo si può facilmente intuire pensando ai doveri di sposa e di madre che Maria ha sicuramente adempiuti.
"Maria, candido giglio della SS.Trinità, prega per noi!"

Il servizio più doloroso è stato infine quello di accompagnare Gesù fin sotto la croce. Maria, così, ci insegna e ci invita al servizio umile, nascosto, perseverante, fedele anche nelle difficoltà, ci incoraggia ad alimentare lo spirito di sacrificio e il coraggio. Tutte cose da saper vivere nelle normali circostanze della vita quotidiana.

La fraternità

Come riferisce l'evangelista Matteo, Giuseppe "decise di licenziarla in segreto" (Mt 1, 19). Come per Giuseppe non fu facile credere al concepimento verginale per opera dello Spirito Santo, così anche per Maria non è stato facile accettare i dubbi legittimi di Giuseppe, ma Maria ha saputo tacere, qualità a volte indispensabile nella vita fraterna. Accettare il giudizio altrui, senza dare spiegazioni, è segno di fiducia in Dio e negli altri.

A Betlemme, nell'imminenza della nascita di Gesù, Luca ci riferisce che "non c’era posto per loro nell’albergo" (Lc 2, 7). Maria ha accettato il rifiuto, l’indifferenza, ha saputo vedere nella mangiatoia un dono provvidente di Dio e ha saputo così accontentarsi di quel che ha trovato senza lamentarsi. Lascia il meglio agli altri, non pensa a sé, accoglie i pastori.

Così Maria ci educa a saper accettare il giudizio degli altri, anche quando è un rifiuto, l’incomprensione, ci insegna a saper tacere, a condividere la propria gioia, a sapersi adattare, ad avere pazienza. Ci educa nel dare attenzione agli altri, accettare anche gli inevitabili contrattempi, ci istruisce insomma su tutte quelle virtù indispensabili per la vita fraterna e il rapporto con gli altri.

"Non hanno più vino" (Gv 2, 3). La dimensione della fraternità è sottolineata in modo particolare nell’episodio delle nozze di Cana. Qui viene suggerita l’attenzione alle necessità altrui e l’accettazione di un’incomprensione da parte del Figlio. Ecco dunque per noi un ulteriore invito di Maria a saper accettare anche l’incomprensione da parte delle persone a noi più care.

Liberi di scegliere

Nel "Magnificat" Maria dice: "Ha guardato la piccolezza ["tapèinosis" in greco] della sua schiava". Queste parole – testimonianza di Maria, che troviamo nel vangelo di Luca (Lc 1, 48) ci suggeriscono che lo sguardo del Signore si posa sui piccoli, sui poveri. Egli è attirato dalla nostra piccolezza, che nella Madonna si rivela piena di disponibilità come esprime bene il termine "schiava". Lo schiavo, come sappiamo, è completamente sottomesso e dipendente dal volere del suo padrone.

Però Maria non è schiava di un padrone qualunque, Maria è la schiava del Signore. A questo proposito Gesù, affermando che "non si possono servire due padroni" (Mt 7, 24), ci invita a fare una scelta, a prendere una posizione consapevole: di chi o di cosa vogliamo essere servitori?

Ancora nel Vangelo di Matteo possiamo riflettere sulla scelta del giovane ricco (Mt 19, 16 e seguenti), che desideroso di trovare la pienezza della vita chiede a Gesù: "Che mi manca ancora?" (Mt 19, 20b). La risposta del Signore è: "Se vuoi essere perfetto và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi" (19, 21). Ma il giovane, udito questo, se ne andò triste, scegliendo di non accettare l’invito di Gesù.

In Luca (Lc 1, 26 ss) troviamo invece la scelta di Maria, che risplende come disponibilità totale e senza riserve. All’annuncio dell’Angelo infatti, Maria ascoltò la voce di Dio e rispose: "Eccomi, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).

Da questo breve confronto risulta evidente che la disponibilità riesce più facile a chi è povero e piccolo e non possiede molti beni, quelli che il giovane ricco non volle lasciare. E mentre al "no" del giovane seguì la tristezza, all’Eccomi di Maria seguì la gioia e l’esultanza, espressa nel canto del Magnificat: "L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore" (Lc 1, 46-47). Sì, perché quando Gesù ci suggerisce di rinunciare a qualcosa, è solo perché vuol donarci qualcosa di molto più grande. Maria lo ha creduto, e per questo - nello stesso canto del Magnificat, prosegue: "Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome" (Lc 1, 49).

Anche noi vogliamo cantare come Maria, insieme a Lei, e perciò domandiamo il suo aiuto per dire il nostro "Sì" a Dio ogni giorno e a proclamare in eterno "la sua Misericordia, che si stende su quelli che lo temono" (Lc 1, 50).
da | O.Carm

Maria nel nostro cammino

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Carmelo S.Anna - Carpineto Romano

"Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole": così afferma il lunghissimo Salmo 118, al versetto 9. Pone la domanda, ma da anche la risposta: la Parola del Signore, letta, meditata, custodita, fatta fruttificare nel cuore, "conserva" il cuore, il corpo e la mente.
"Maria ha vissuto come noi, umile serva del Signore, del suo lavoro quotidiano, della cura delle persone
a lei affidate..."

Anche il nostro Maestro, Gesù, ce lo ricorda: "Io sono la via, la verità e la vita" (Giovanni 14, 6). È la risposta a tutto. Così quando si è giovani, quando il cuore comincia a pulsare forte per un altro, quando ci si innamora, quando si sente forte la passione si può tutto incanalare nel Signore, nella sua Parola. "Nella tua volontà è la mia gioia" (Salmo 118, 16). "Gli orecchi mi hai aperto. Allora ho detto: "Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore"".

"Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e istruiscimi" (Salmo 25, 4-5). "Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini" (Salmo 86, 11).

Chi, se non Maria, ha custodito la via del Signore? Chi, se non Maria, ha custodito nel cuore la Parola del Signore? Chi, se non Maria, ha portato nel suo grembo Gesù, Figlio di Dio? Con Maria tutti possiamo rispondere: "Ecco la serva del Signore, si compia in me la tua parola" (Luca 1, 38).

L’esempio quotidiano, il modello da seguire, la donna a cui far riferimento è Maria. Lei ha vissuto come noi, umile serva del Signore, del suo lavoro quotidiano, delle sue faccende domestiche, della cura di Giuseppe e di Gesù. Una vera famiglia, veri incontri, veri lavori, veri rapporti. Maria ci è di esempio in tutto: nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nel servizio, nella cura delle persone che le erano affidate, nell’esempio e nella fortezza.

Quante volte Maria avrà pregato? Moltissime, se ci rifacciamo alla tradizione ebraica. Non avrà avuto certo in mano la Liturgia delle Ore, ma è sicuro che conosceva la Bibbia! È lei, la bellissima donna "vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi", di cui ci parla l’Apocalisse; è lei la sposa di Cristo che scende dalla Gerusalemme celeste, come una sposa adorna per il suo sposo.

Dice il papa Benedetto XVI nella sua enciclica Deus Caritas est (n. 41): ""L’anima mia rende grande il Signore", ed esprime con ciò tutto il programma della sua vita: non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo. Solo allora il mondo diventa buono. Maria è grande proprio perché non vuole rendere grande se stessa, ma Dio.
da | O.carm

martedì 28 aprile 2015

Il "Magnificat"

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Suor Maria Grazia del Santo Rosario

Ripercorro la mia vita, ed ecco...
L'anima mia magnifica il Signore.

Perché mi ha dato, con la vita,
da genitori poveri e semplici,
il germe della fede;
per un'infanzia sana,
per una giovinezza provata, ma custodita...
Per tutto questo:
l'anima mia magnifica il Signore.

Per le esperienze non prive di  pericoli,
ma necessarie alla mia maturità umana,
l'anima mia magnifica il Signore.

Per quando mi vergognavo
o avevo paura di confessare a me stessa
che Gesù mi chiamava,
e nel caos tumultuoso di questa lotta
Lui mi si rivelò al largo del Tirreno
e, mentre lo intravedevo
fra le sue onde tranquille,
riuscii a dire a me stessa:
"il più forte vincerà",
l'anima mia magnifica il Signore.

L'anima mia magnifica il Signore
per la luce e le grazie che ne seguirono,
per i dubbi e le lotte,
per le sconfitte e per le vittorie,
per la paura che mi assalì nel momento
in cui varcavo la soglia del Carmelo,
per tutto quello che ne derivò,
l'anima mia magnifica il Signore.

Ma, soprattutto, l'anima mia magnifica il Signore
perché mi ha aiutato ad essere me stessa
nella debolezza e nella forza,
nella paura che gli altri mi giudicassero male
per un concetto negativo di me,
nella paura che la mia poca salute
fosse di ostacolo alla mia santificazione,
nella paura della paura,
che non è stata mai paura di Te, Signore.
L'anima mia Ti magnifica, Signore.

Perché mi hai custodita in ogni tempo,
nel viaggio impervio di prove
che mi hanno prostrata
e in cui come Elia ho desiderato la morte
mentre mi aggiravo nel deserto senza meta
col desiderio di un'oasi,
e il peso di me stessa mi ostacolava il raggiungerla,
ed essa era lì,
ed io impedivo a me stessa il vederla…
oh, anche per questo
l'anima mia magnifica il Signore!

L'anima mia magnifica il Signore
per la fame e la sete che ha colmato,
per la croce che ha portato con me
perché non perissi sotto di essa,
per i doni, per la vita, per la fede,
per la speranza, per i lumi, per l'amore,
per la stabilità, per l'incertezza
che mi spinge a diffidare di me
e confidare di più in Lui,
per la nostalgia di deserto
che sta scavando nel mio animo,
per l'amore e l'amicizia che mi legano
a tutti senza legarmi a nessuno,
per tutto il mistero che mi avvince
nel tempo e nell'eternità.
L'anima mia magnifica il Signore!

da | O.Carm

"Un attimo eterno..." Credere e testimoniare il mistero di Dio, come Maria

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Carmelo S.Anna - Carpineto Romano

Una intuizione, scaturita dall'incontro personale col Signore nella preghiera, è stata che l'attimo - per così dire - carico di Eternità, non fu quello in cui il messaggero divino incontrò e parlò a Maria, quello in cui l'Arcangelo Gabriele le recò l'annunzio della "nascita delle nascite", quella del Salvatore; ma fu precisamente quello che seguì. Si resta affascinati e colpiti in profondità dall'istante che seguì immediatamente il ritorno dell'Angelo a Dio, quello in cui la giovanissima Vergine rimase sola.
Un attimo prima uno sfolgorio di parole luminose e pregnanti di speranza, un attimo dopo il buio della quotidianità. Sì, Da un annuncio così alto e grande e profondo del Mistero, ad un ripiombare quasi nell'oscurità della realtà quotidiana, un "riemergere" da gestire con fede e coraggio. Qui la Madonna è una di noi. E qui la Madonna è la creatura prescelta da Dio, resa capace di portarlo dentro di sé e di darlo alla luce.
Maria, ora sei sola; hai sentito un annunzio di gioia e di speranza, hai udito un grande e profondo Mistero; ma poi rimani sola con il Mistero che, se appena udito e dunque compreso e accolto, non può essere tuttavia penetrato da alcuna mente umana e quindi va accettato momento per momento e accolto giorno dopo giorno, attimo per attimo. Un Mistero che ti creerà non piccoli problemi con gli altri, anche tra coloro che ti amano e coloro che ti conoscono, ma soprattutto con tutti coloro che non sanno.

Sarà un mistero che ti permeerà: la Divinità che viene ad abitare in te e che non verrà compresa: una maternità scomoda, perché fraintendibile e verosimilmente fraintesa e che, anche a te, sconvolgerà i tuoi progetti e i tuoi pensieri su Dio. Davvero il Signore "non guarda l'apparenza, ma il cuore": lo dimostra anche questa Sua scelta. Per l'amore e la stima e il rispetto che Dio ti porta, quell'Annuncio non poteva forse avvenire dopo il tuo matrimonio con Giuseppe?

Questo avrebbe salvaguardato la tua dignità agli occhi degli altri. Ecco, questo è uno dei messaggi: "gli occhi degli altri" sono importanti nella tua vita, nella nostra vita, solo nella misura in cui sanno vedere l'opera di Dio che si va compiendo e che Egli opera misteriosamente. E tu, come Abramo, tuo padre nella fede, "hai creduto a Dio, che te lo ha accreditato come giustizia". Perché: "nulla è impossibile a Lui".

Madre Santa, Vergine bellissima e sola, insegna anche a noi a saper stare, soli, con Dio; insegnaci a saper stare soli col Mistero che portiamo, ciascuno, dentro di noi. Maria, che non hai compreso le parole di Gesù quando a 12 anni rimase volontariamente a Gerusalemme nel Tempio, ma che hai meditato tutte le cose nel tuo cuore, insegnaci questa disposizione faticosa ma feconda, profondamente spirituale perché genuinamente umana: fa' che comprendiamo nel cuore che non vi è niente che non sia possibile a Dio.

Egli è onnipotente e può fare tutto, per cui non c'è nulla che Egli non possa fare: fa' che lo crediamo e di conseguenza lo testimoniamo con la nostra condotta di vita, fa che lo mettiamo in pratica nel nostro quotidiano, che non lo dimentichiamo, ma che lo meditiamo, con te, nel nostro cuore. E se qualche volta ci rendiamo conto di pensare e parlare e agire come se non lo credessimo vero, fa' che ricordiamo, allora, che a quelle parole divine tu, Madre, hai saputo rimanere "sola col Solo".

Madre del Carmelo, fa' che anche noi "sappiamo scegliere sempre la parte migliore, che non ci verrà tolta" Amen.

da | O.Carm

domenica 26 aprile 2015

PREGHIERE ALLA MADONNA DEL CARMINE


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CONSACRAZIONE ALLA MADONNA DEL CARMINE

O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitudine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero offrire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.  

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO

O gloriosissima Maria, madre e decoro del Carmelo, eccomi rivestito dello Scapolare, segno della tua benevolenza verso di me. Fa' che ora mi senta anche impegnato ad imitare le tue virtù e in particolare l'umiltà, la purità, la carità. Donami la gioia della tua protezione, Scampami dai pericoli in vita e in morte, e morendo con il tuo aiuto nella grazia del Signore, sia ammesso al più presto a godere la sua visione. O Vergine santa, assistimi perché io porti sempre con tanto rispetto il tuo santo abito e nella mia condotta nulla lo disonori o smentisca la mia devozione verso di te, ottienimi che custodendo con premura la Parola di Dio e compiendo in terra la sua volontà, possa presentarmi a lui rivestito delle tue virtù così da meritare di vivere con lui e con le per tutti i secoli dei secoli. Amen.

da O.Carm


La Vergine Maria è nostro modello nel seguire il Cristo



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di Alessandro Maggi

La consapevolezza che la persona di Maria è modello fondamentale di vita cristiana accompagna la storia del Popolo di Dio da secoli e costituisce un elemento essenziale della spiritualità carmelitana. Ma l’eccezionalità della vicenda umana di Maria, a volte, ha anche creato un certo "distacco spirituale” tra la vita dei fedeli e l’esperienza della nostra Mamma celeste. In altri termini, si è portati a credere che il cammino di fede di Maria sia stato radicalmente diverso da quello che possiamo sperimentare noi. Di più, talvolta si crede che per Maria sia stato assente il bagaglio di difficoltà, dubbi, incertezze che ci affliggono quando ci disponiamo alla sequela di Cristo.
La Parola di Dio, però, ci suggerisce un altro approccio alla figura di Maria, facendone un modello completo di vita cristiana, anche riguardo alla modalità con cui la "chiamata” di Dio si è manifestata nella sua vita. Per questo Maria, oltre che modello di ogni virtù, di vera carità, di piena obbedienza, è "modello di ogni vocazione”

La "vocazione progressiva” di Maria

La prima cosa che Maria ci svela sul mistero della sua e della nostra chiamata è l’importante dato che essa non si riduce ad un singolo momento risolutivo, ma si ripresenta, si completa, si manifesta per gradi successivi all’interno del cammino della vita. La "vocazione” di Maria alla "maternità divina”, nel noto brano dell’Annunciazione è solo il "primo passo” per lei, nell’assunzione del suo ruolo di "corredentrice”, che va oltre e chiede molto di più del suo "umile servizio” al Mistero dell’Incarnazione del Verbo nel suo grembo di donna.
Anzi questo "passo” non è neppure veramente il "primo” nella chiamata che Dio fa a Maria. Perché Maria si pone già come compimento di una serie di promesse precedenti, annunciate nell’Antico Testamento dai profeti e da varie figure femminili che "preludono” e "preparano” l’avvento della "piena di grazia”, della "figlia di Sion”, della "madre del popolo”, della "salvezza portata da una donna” (pensiamo a proposito alle figure di Miriam, sorella di Mosè, di Debora, giudice in Israele, di Giuditta, salvatrice del popolo, come anche Ester).
Un "passo”, quindi, che precede l’incontro diretto tra Dio e Maria. Ogni "chiamata” nasce infatti così, da una promessa del Dio di Misericordia al suo popolo. Ogni "chiamata” è già conseguenza di una "storia di salvezza” alla quale tutti possiamo offrire la nostra collaborazione. Maria è chiamata prima di tutto a essere "donna del suo popolo”, "figlia di Abramo e dell’Alleanza”. Poi è chiamata a essere "Madre del Salvatore”.

Il "secondo passo”: profetessa

Ma se le parole dell’Angelo avevano turbato Maria, quanto più l’avrà turbata lo scoprire che il Signore non si accontenta di una "Madre” per il suo Figlio, ma pretende da lei altri "umili servizi”. Così Maria diventa "viaggiatrice”, spinta a portare la Parola di Dio "altrove”. Diventa "annunciatrice”, "profetessa” e sempre più "serva”. L’episodio della Visitazione manifesta come nella vita di Maria la "chiamata” si arricchisca di significati e compiti nuovi, da subito. Anche le nostre "chiamate” hanno questa tendenza a "proliferare”, a diventare apparentemente più complesse, pur restando semplici nel loro aspetto fondamentale di "servizio del Signore”. La piccola giovane di Nazareth non si tira indietro, quando si accorge che le richieste dell’Amore Incarnato si fanno su di lei più esigenti. La sua vita non ne è diminuita, bensì ampliata. La fatica aggiuntiva non è privazione, ma ricchezza, dono di grazia.
In questo Maria è per noi fonte di speranza, per noi che spesso ci lamentiamo del fatto che, una volta intrapresa la via del sequela di Cristo, gli impegni aumentano, il tempo scarseggia, la vita ci viene "risucchiata” sempre più. Maria comprende che "perdere la vita” la rende più piena, non più povera.

Il "terzo passo”: un Figlio per tutti

Quanto poco ci rendiamo conto dello shock che Maria avrà provato quando, dopo la nascita di Gesù a Betlemme, si è vista comparire davanti i Magi, questi saggi che portano doni per un "Dio fatto uomo” che improvvisamente non sembra più solo "Messia d’Israele”, ma "Salvatore dell’Umanità”. Certo sarà stata orgogliosa, come ogni madre, degli onori dati a suo Figlio, ma poi avrà compreso che questi "pagani” avrebbero usufruito dei frutti del suo "umile servizio” aldilà dei confini d’Israele e della Alleanza del Sinai. Non banalizziamo questo aspetto, non è stato chiaro che Gesù fosse venuto per la salvezza di tutti gli uomini, se non quando la predicazione apostolica era già avviata e Paolo e Pietro iniziarono l’Annuncio ai "pagani”. Maria non aveva ricevuto delucidazioni a riguardo, questa novità l’ha colta di sorpresa, forse l’ha anche scandalizzata al primo impatto. Suo Figlio doveva regnare sulla "casa di Davide”, aveva detto l’angelo. Non su tutti i popoli. Non fra gli "impuri”, questi Magi, che se avessero toccato Gesù lo avrebbero "contaminato”, secondo la tradizione biblica. Il Signore le stava già indirettamente chiedendo di "servire” tutta l’umanità, ma non era ancora chiaro fino a che punto, e a che prezzo.
La grande tenerezza di Dio, che "prepara” Maria a piccoli passi a quella che sarà la "pienezza” della sua vocazione, si manifesta in questa delicatezza con cui gradualmente le consente di accettare che suo Figlio, il frutto della sua "carne” dovrà mischiarsi con gli "impuri”, i "peccatori”, i "nemici del popolo”, gli "estranei”. E Maria, meditando nel suo cuore questi Misteri, compie un altro passo.
Anche per noi Dio ha tutti questi riguardi, non ci svela subito l’estensione della sua chiamata e delle rinunce e difficoltà che la costelleranno, perché il nostro animo non ne saprebbe reggere il peso all’inizio del cammino, ma andando avanti, seguendo Gesù che va a Gerusalemme, verso la Croce, seguendo Maria, nostro modello, che medita, impara, giorno dopo giorno, allora diventa tutto possibile.

Il "quarto passo”: una spada ti trafiggerà il cuore

Non basta la sconcertante consapevolezza che questo Figlio così particolare è inviato anche ai "pagani”, ora Maria viene messa di fronte a un’altra rivelazione che arricchisce la sua "vocazione”: ci sarà sofferenza quando il Mistero di Salvezza di suo Figlio si compirà. Maria comprende che sarà nel dolore, in un grande Mistero di Dolore, affinché il popolo sia salvo, affinché anche i "pagani” siano salvi! Cosa avremmo detto noi? "Ma Signore, non solo mi chiedi di mettere a repentaglio la mia reputazione, rimanendo incinta prima della convivenza con il mio sposo Giuseppe. Non solo mi chiedi di accettare che i "pagani” ricevano i frutti del mio "servizio”. Ora mi dici che dovrò anche soffrire perché questo avvenga. Non mi stai chiedendo troppo?”. Maria, però, continua a meditare: non tutto è chiaro e ormai lei si sta abituando a questa "chiamata” per gradi. Sa che quello che sembra incomprensibile oggi avrà una spiegazione più avanti nel cammino, basta avere fede e continuare a meditare nel cuore tutto ciò.
Ancora una volta è modello: perché anche nelle nostre "chiamate” ci sono "profezie” delle prove che verranno, non per spaventarci, ma per iniziare la preparazione che ci renderà capaci di attraversarle, se modellati dalla volontà di Dio e guidati dalla grazia dello Spirito. Lo stesso Spirito che dal giorno dell’Annunciazione continua a sospingere Maria sempre più avanti, sempre più sotto la Croce.

"Altri passi”

Potremmo analizzare gli arricchimenti alla "chiamata” di Maria che vengono da altre esperienze che essa ha attraversato: la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù adolescente a Gerusalemme, l’itineranza della predicazione del Figlio. Fermiamoci solo, prima del "passo” finale, a contemplare l’episodio delle nozze di Cana. Il Vangelo di Giovanni si premura di dire alcune frasi che illuminano il ruolo di Maria in questa vicenda, come "catalizzatrice” del primo miracolo pubblico di Gesù. Il testo cita, apparentemente in modo casuale, che "vennero invitati anche Gesù e i suoi discepoli”, ma non è banale la presenza dei discepoli. Infatti al termine del brano, quando il "miracolo” è compiuto, il testo dice che "Gesù così manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”. I "discepoli” sono i destinatari del "miracolo”, della "manifestazione”. Maria diventa strumento della conferma della fede nei discepoli del Figlio. Il suo "umile servizio” ora è chiaramente non solo rivolto al Figlio, ma a coloro che camminano alla sua sequela. La responsabilità della "chiamata” aumenta e prepara Maria all’estensione senza confine di questo suo ruolo di "Madre dei discepoli”, di "consolidatrice” della fede dei credenti.
Sempre, anche nelle nostre vocazioni, le responsabilità aumentano. Sempre più persone vengono a "dipendere” dalla nostra adesione al progetto di Dio. Un peso maggiore? No, una grazia in più.

"L’ultimo passo”: sotto la Croce

Ed ecco, il compimento della "vocazione” di Maria, iniziata come "Madre del Salvatore”. Sotto la Croce, la "vocazione” giunge a pienezza, per ciascuno di noi. Al termine di un cammino, non all’origine. Ma un termine non definitivo, che è anzi "porta di salvezza”, ingresso in una vita che non finisce più. Per Maria sotto la Croce arriva la richiesta di diventare Madre del "discepolo che Gesù ama” donandosi sulla Croce. Madre di OGNI discepolo, quindi. Madre di Misericordia, perché deve accettare come Figli "gli assassini di suo Figlio”, che però, al suo cuore ormai reso "sapiente” da anni di meditazione del Mistero, non appaiono più con questa atroce etichetta. Non sono gli "assassini di suo Figlio”, ma gli uomini e le donne per cui suo Figlio dona la vita. Madre della Chiesa, anzi Madre dell’Umanità. La "vocazione” appena accennata anni addietro ora è chiara! Nel momento più terribile, umanamente, nel momento più "pieno”, secondo il Mistero della Salvezza, Maria sente e accoglie la "chiamata” che la introduce nella "vita eterna” e le presenta il "servizio” che compirà "al cospetto di Dio”, una volta Assunta in cielo e incoronata Regina a fianco del Figlio, dopo aver pregato con la Chiesa nascente fino all’effusione dello Spirito.
Noi sappiamo che Maria è nella Gloria, ma dimentichiamo spesso che nella Gloria è "serva” come "servo” è il Cristo Risorto, perché nel Regno dei Cieli chi "governa” è "servo di tutti”.

Alcune considerazioni per noi

Non so quanti lettori o lettrici hanno fatto l’esperienza di uno o più di questi "passi”. Forse alcuni hanno iniziato a compiere anche l’ultimo, se la Croce è ormai manifesta nella loro vita. Certo è che questo ultimo "insegnamento” di Maria e cioè che la "vocazione” è completa, piena, solo sotto la Croce è veramente la scoperta più bella ma anche più sconvolgente, in senso buono, spero. Nel nostro cammino personale e comunitario la "vocazione” subisce molte prove, molti inciampi, molti dubbi… perché essa si avvia a chiarirsi nell’approssimarsi della Croce. Se non rifuggiremo dal Mistero che ci salva, la nostra "chiamata” ci sarà finalmente chiara. Se "staremo in piedi sotto la Croce con Maria” allora anche la scelta apparentemente più difficile e assurda (amare e servire gli assassini del proprio Figlio) diventerà praticabile per grazia.
Questo chiediamo a Maria, che, con pazienza, ci guidi fin lì dove il Mistero si compie.
da O.carm

sabato 25 aprile 2015

La Veste Piú Bella - Lo Scapolare Del Carmelo


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Delle Monache di Ravenna
 
Il profeta Isaia ha un'espressione che noi Carmelitani facciamo nostra e che cantiamo spesso: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi
ha rivestito delle vesti di salvezza ...” (61, 10). E'proprio di queste vesti di salvezza, a cui viene dato, nel Carmelo, il nome di Scapolare, che vogliamo parlare.
Inizieremo da quello che si può definire il dato storico, per approfondire, poi, il significato teologico-spirituale del grande dono che Maria ha voluto elargire all'Ordine del Carmelo, inserito nella più vasta famiglia della Chiesa.
Sono note o si è sentito qualcosa delle due visioni legate alla devozione dello Scapolare del Carmine e di come in entrambe si parli di “abito”. Brevemente ricordiamo che, nella tradizionale apparizione a S. Simone Stock (sec. XIII), Maria indica, nell'abito dell'Ordine, un segno di salvezza eterna, facendo la grande promessa: nessuno che indossi devotamente lo Scapolare soffrirà la dannazione.
Nell'iconografia ritroviamo spesso questa visione: Maria, con il Bambino Gesù in braccio o sulle ginocchia, consegna lo Scapolare dell'Ordine a un santo inginocchiato davanti a lei.
Nell'altra apparizione, quella di Maria al futuro papa Giovanni XXII e nella cosiddetta “Bolla Sabatina”, si parla, invece di privilegio, privilegio sabatino appunto, secondo il quale chiunque abbia osservato alcune pratiche di preghiera e la castità secondo il proprio stato, può sperare in una pronta liberazione dal Purgatorio il primo sabato dopo la morte. Promesse di salvezza eterna, dunque, ma con interventi anche di salvezza temporale. Ciò che possiamo rilevare, infatti, in queste due apparizioni, è come Maria illumini, con la sua presenza familiare e affettuosa, il cammino e il discernimento che l'Ordine dovette affrontare in un momento particolarmente incerto per la sua sopravvivenza. Il carmelitano, così legato alla Madre, alla Sorella, non può che chiedere aiuto a Lei: un segno che dica a tutti che il Cielo conferma, insieme alla benevolenza di Dio verso l'Ordine, anche l'amore di predilezione di Maria per i suoi figli e l'amore loro per Lei. Segno di questo privilegio fu ed è, dunque, l'abito o Scapolare, del quale la Chiesa ha fatto uno dei suoi sacramentali.
Ma parlare di Maria in riferimento allo Scapolare, non significa fermarsi al fatto più o meno storico e miracoloso della sua origine; vuol dire richiamare e rinnovare l'esperienza di Maria nella nostra vita e la nostra relazione con Lei in quanto Carmelitani, in quanto cristiani. Infatti lo Scapolare non si sarebbe mai diffuso se i Carmelitani prima e i fedeli poi, non avessero vissuto l'esperienza del bisogno del favore e dell’intimità di vita con Maria, l'esperienza di Maria nella loro vita. Nell'inno dei Vespri della solennità del 16 luglio si canta: “Forte armatura dei combattenti, la guerra infuria: poni a difesa lo Scapolare” e la lettera agli Efesini di S. Paolo ci ricorda come dobbiamo rivestirci dell’armatura di Dio (cfr. Ef 6, 11). Vediamo così come le promesse dello Scapolare sono legate a verità importanti, quali il desiderio e l'intenzione di porsi con tutto il proprio essere sotto la protezione di Maria e, per Lei, consacrarsi a Dio.
Carmelo significa, infatti, esperienza di Dio, pregata e ricercata, come ha fatto Maria, la Madre di Gesù e Madre di tutti gli uomini; Carmelo significa “vivere nell'ossequio di Gesù Cristo e servire Lui fedelmente, con cuore puro e totale dedizione”, così come dice la Regola carmelitana (Prologo). Che poi tutto ciò si esprima con il simbolo umile, ma significativo, di una veste, può essere un ulteriore arricchimento.
Che cosa esprime, di fatto, il simbolo di una veste? Nella Sacra Scrittura, così presente e viva nella spiritualità del Carmelo, spesso l'abito è segno di predilezione, come ad es. la veste data da Giacobbe al figlio Giuseppe (cfr. Gen 37, 3). Ma tante volte essa si identifica con il bene più prezioso per l'uomo, l'unica sua vera ricchezza; se viene preso il mantello in pegno, deve essere restituito a sera, perché esso rappresenta, in un certo qual modo, la persona stessa (cfr. Es 22, 25-26).
Sembra davvero, quindi, che Maria, donando lo Scapolare, non solo desideri offrire la sua protezione e accogliere il nostro affidamento a Lei, ma anche voglia dirci con S. Paolo: “Lasciatevi rivestire di Cristo” (cfr. Rm 13, 14), perché, se le promesse dello Scapolare sono annunci di salvezza, tale salvezza porta il nome del Figlio di Dio, di cui Ella è Madre.
In Maria Carmelo, Carmelitano e fedele diventano preghiera vivente: capacito di relazione col Dio vivo e vero presente al di là dell'uomo e, allo stesso tempo, nell'uomo e presente nel cosmo intero. E'una relazione che affretta la segreta trasfigurazione di ogni cosa nel Cristo, considerato già presente nel cuore in ascolto.
In Maria Carmelo, Carmelitano e fedele si fanno Parola di Dio, buona novella, annuncio di salvezza per l'uomo di oggi. Secondo le parole di Pio XII (cfr. Neminem profecto latet, 1950), quest'abito dell'Ordine deve ricordare tutte le virtù di Maria, di cui dobbiamo, con il suo aiuto, rivestirci e specialmente la sua intima unione con Dio e l'umile servizio ai fratelli.
Sono questi i desideri che hanno accompagnato e accompagnano la devozione allo Scapolare fra i religiosi, i semplici cristiani, i Terziari e gli ascritti alla Confraternita del Carmine.
Concludiamo con le parole di Giovanni Paolo II: “Vi auguro di trovare sempre la protezione materna della Madre di Cristo, Vergine del Monte Carmelo, come l'ho trovata io” (15.1.1989). E sempre il papa Giovanni Paolo II nella sua recente lettera sull'Anno Mariano Carmelitano (25.3.2001) dice: “Due sono le verità evocate nel segno dello Scapolare: da una parte, la protezione continua della Vergine Santissima, non solo lungo il cammino della vita, ma anche nel momento del transito verso la pienezza della gloria eterna; dall'altra, la consapevolezza che la devozione verso di Lei non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un “abito”, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei Sacramenti ed il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo Scapolare diventa segno di “alleanza” e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso infatti traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l'affidamento dell'apostolo prediletto e di noi a Lei, costituita nostra Madre spirituale”.



da | O.Carm