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venerdì 8 maggio 2015

"Il Signore è qui e ti chiama”: ricordi di un pellegrinaggio in Terra Santa #3


di Iacopo Iadarola
tappa 3
3° tappa: Monte Carmelo-Nazareth
Piana di Esdrelon
Lasciamo il convento di el-Muhraqa alle prime luci dell’alba, per non dover poi camminare troppo tempo sotto il sole. Si preannuncia infatti una giornata stupenda, adombrata soltanto dalla malinconia di stare lasciando il nostro Monte Carmelo. Ne scendiamo le pendici velocemente, verso la sottostante piana di Esdrelon (o di Izreèl) che attraverseremo alla volta di Nazareth. E’ stridente notare il contrasto, lungo il tratturo per cui discendiamo, fra un contadino druso con le sue vacche, e alcuni israeliani che sfrecciano su moto da cross.
Arrivati ai piedi del Carmelo ci aspetta il Kison, il celebre torrente presso il quale Elia uccise i profeti di Baal (1Re 18,40: c’è una collina che ancora ricorda, nel nome, l’episodio), e che, “torrente impetuoso”, travolse le truppe di Sisara (Gdc 5,21). E benché sia un fiumiciattolo, anche per noi il Kison non si mostra amichevole: per le piogge dei giorni precedenti si è gonfiato alquanto e P. Paco non riesce a trovare un posto dove guadare. Dopo varie esplorazioni conveniamo che l’unica soluzione sta nel prendere un cavalcavia in costruzione a un paio di chilometri di distanza e passare in questo modo all’altra sponda. Allunghiamo un po’ ma non abbiamo alternative.
Giunti dall’altra parte, ci ritroviamo su un enorme rettilineo in costruzione che taglia in due la piana di Esdrelon, e che ospiterà una ferrovia ad alta velocità: anche se poco bucolica, per noi è una pista facile verso la nostra mèta. Ai lati di questa striscia asfaltata, possiamo vedere un reticolo di tubi che si dirama per tutta la pianura: come mi dice F. Fabio, che ha studiato agraria, è un chiaro esempio dell’alta tecnologia agricola israeliana, che tramite la microirrigazione riduce al minimo gli sprechi d’acqua e riesce a rendere ancora più fertile questa piana. Camminiamo per una decina di chilometri, poi facciamo tappa per un piccolissimo villaggio, Kefar Yehoshua (“il villaggio di Giosuè”) dove sotto ombrosi eucalipti crocchi di israeliani si svagano e fanno picnic. Molti di loro vanno e vengono con le moto da cross viste prima o con altri veicoli da diporto, spensieratamente: è Shabbat!
Ripartiamo per la seconda metà della nostra marcia, passando accanto a una vecchia stazione dell’Orient Express (che passava di qui) e a stalle di allevamenti di bovini, dove noto all’interno degli enormi ventilatori in funzione, probabilmente per render tollerabile alle vacche l’eccessiva calura. A un certo punto P. Paco ci fa lasciare la strada asfaltata e ci dirige in mezzo ai campi: la situazione si fà più avventurosa, e il sole comincia a picchiare sulle nostre teste. Piccolo assaggio delle fatiche, non indifferenti, che Gesù e i suoi dovettero affrontare per predicare da un angolo all’altro della Palestina, come, ad esempio, in Samaria: “Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno” (Gv 4,6). Bellissimo il senso spirituale di questo passo (“Christus lassus, Christus passus” scriveva Agostino), ma è bello coglierne anche il senso letterale…Comunque, ancor più bello è vedere come per una piccola fatica siamo subito ripagati con un piacevole dono che questa terra santa ci fa: il nostro sentiero comincia a immettersi tra immensi agrumeti di mandarini e pompelmi, dove la raccolta è stata già effettuata ma senza esaurire completamente i frutti degli alberi..che sono lì ad aspettarci invitanti e non ci pensiamo due volte! Il loro sapore è delizioso, e soprattutto dissetante. E non ci lasciamo scappare, oltre ai pompelmi, anche uno splendido cespo di verza, rimasto solo soletto nel suo campo, e che più tardi diventerà la nostra cena. Così ristorati ripartiamo per l’ultimo tratto di strada, fino al limitare di Nazareth, il cui centro raggiungiamo con una breve tratta in autobus.
Nazareth
A differenza di Haifa Nazareth è molto più palestineggiante. Un po’ più disordinata, ma non troppo, e piena di minareti che all’orario convenuto intonano dai loro altoparlanti preghiere in playback. Il bello è che queste si alternano, nel giro di mezz’ora, al suono delle campane delle nostre chiese, e a scoppi e spari di altri rumori festaioli: di matrimoni probabilmente, mi dice p. Paco. Qui soggiorniamo per due giorni, a 5 minuti a piedi dalla Basilica dell’Annunciazione, presso la casa dei piccoli fratelli di Charles De Foucauld: non avremmo potuto trovare sistemazione migliore e luogo più raccolto. E’ un ex-monastero di monache clarisse, con un ampio giardino interno (che imbarbariamo un po’ riempiendolo dei nostri vestiti appesi ad asciugare da ogni parte), lo stanzone dove dormiamo stipati per terra (l’ex-coro delle monache), e una deliziosa cappella, usata dai piccoli fratelli, di una semplicità e decoro toccanti. C’è anche una piccola reliquia del braccio di Charles. Tutto traspira modestia e umiltà, riflesso del clima di profonda pace che dovette rubare il cuore di Charles, qui venuto come pellegrino e poi rimasto per tre anni, come semplice inserviente delle monache. Dormiva in un ripostiglio degli attrezzi nel giardino, faceva qualche lavoretto per il monastero, pregava nella vicina Basilica dell’Annunciazione. Tutto nel nascondimento più totale, proprio come dovettero fare Maria e Gesù per la maggior parte della loro vita. P. Paolo, uno dei piccoli fratelli (sono tre in comunità), mi fa vedere la scrivania dove Charles scrisse molti dei suoi scritti spirituali e la maggior parte delle sue lettere. E proprio da queste ultime rubo, frutto ben più prezioso dei pompelmi, le parole che scrisse per raccontare il luogo qui vicino, dove Maria disse quel sì che ha cambiato la nostra vita, per sempre: “All’Angelus vado al convento francescano, là scendo nella grotta che faceva parte della Santa Famiglia (questa casa era addossata alla roccia e formata in parte da una piccola costruzione esterna; la costruzione esterna è a Loreto: la parte scavata nel macigno è qui)…Resto lì fino verso le sei del mattino dicendo il mio rosario e ascoltando le Messe che vengono dette in questo luogo sì adorabilmente Santo in cui Dio s’incarnò, in cui risuonò per trent’anni la voce di Gesù, di Maria, di Giuseppe; è profondamente dolce guardare queste pareti di pietra sulle quali si sono posati gli occhi di Gesù e ch’Egli toccava con le sue mani”.
La Basilica è retta dai francescani della Custodia della Terra Santa, che è una provincia dei Frati minori che si estende non solo in Israele e Palestina, ma anche Egitto, Giordania e altri luoghi del Medio Oriente: ritroveremo il loro stemma, con la quintuplice croce di Gerusalemme, pressoché in ogni luogo cristiano che visiteremo. Il luogo è sicuramente quello dell’’Annunciazione: la genuinità della tradizione che la colloca qui è attestata da un’iscrizione del I-II secolo d.C. recante il saluto angelico. La struttura racchiude, a mo’ di calice di fiore, la grotticina su descritta, dove file interminabili di pellegrini e turisti possono sostare per qualche attimo. Lo facciamo anche noi e, anche se è difficile raccogliersi in preghiera in un contesto pieno di flash e chiacchierii, recitiamo l’Angelus. Con il timore reverenziale di poter aggiungere “hic” al momento di pronunciare le parole “Et verbum caro factum est”. Ma senza attaccarcisi troppo però: la nostra beata Elisabetta della Trinità ci ricorda che grazie a Dio l’incarnazione continua, anche se certo in maniera diversa, nei tanti “hic”delle nostre vocazioni, nelle tante Nazareth delle nostre vite disordinate. Ed è proprio in virtù di ciò che i nostri padri carmelitani ebbero una particolare predilezione per il mistero dell’Annunciazione, se è vero che le dedicarono le più antiche chiese dell’Ordine, guardando a Maria, dolcissima madre e sorella, come modello esemplare di purificazione del cuore, in vista della domiciliazione di Dio in noi.
Per gli ortodossi invece (ma è una tradizione tardiva) l’Annunciazione non sarebbe avvenuta qui nella grotta ma presso una fontana, dove la Vergine sarebbe stata solita recarsi, e dove han costruito una chiesa frequentatissima dai pellegrini ortodossi, fra i quali i russi predominano nettamente. Michele, confratello postulante, ci fa notare che sui portoni della chiesa ortodossa sono appesi gli stessi annunci dei defunti che aveva visto nella parrocchia dell’Annunciazione: forse è un bell’esempio della pacifica convivenza che c’è, almeno qui, fra le varie confessioni religiose. Altro importante sito che abbiamo conosciuto, a due passi dalla Basilica, è la chiesa di S. Giuseppe, secondo la tradizione edificata sui resti della sua casa e della bottega dove Gesù imparò il suo mestiere. Come non ricordare questo passo della Gaudium et Spes? “Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo ha amato con cuore d'uomo” (n°22). Non è casuale che, subito dopo l’incarnazione, venga il lavoro: qui lo vediamo topograficamente.
Il secondo giorno passato a Nazareth è dedicato alle nostre monache, che ci aspettano nel loro imponente Carmelo, dedicato alla Santa Famiglia, il quale fu costruito ai primi del ‘900 su diretto suggerimento di Gesù a Mariam Baouardy: la piccola grande araba, fattasi carmelitana scalza, che sarà canonizzata fra pochi giorni, il 17 maggio (riparleremo di lei quando giungeremo Betlemme, il suo monastero!). Le monache ci raccontano fiere di quest’origine, attestata anche dal titolo della via in cui è ubicato il Monastero, svettante su Nazareth, che reca il nome della santa. Anche qui troviamo donne giunte dai quattro angoli del pianeta: Cile, Filippine, Quebec, Hong Kong, Madagascar, Colombia, Korea, Francia, Perù…ma quel che colpisce è che, se per i frati carmelitani c’è un coordinamento centrale degli spostamenti, tramite la Curia Generale, per le monache non c’è nulla di tutto questo, ma ognuna è giunta in Terra Santa per una propria personalissima storia vocazionale: la monaca di Hong Kong, per esempio, in seguito a un pellegrinaggio della sua parrocchia a Nazareth ha capito che doveva fermarsi qui. Proprio come successe a Charles De Foucauld. Non sarà fuori luogo, allora, ricordare ancora le sue parole, che mi sembrano l’eco più bella e struggente di quanto è successo in questa città a una sconosciuta ragazza di 2000 anni fa: “Padre mio, io mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature. Non desidero niente altro, Dio mio; rimetto l'anima mia nelle tue mani te la dono, Dio mio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. Ed è per me un'esigenza d'amore il darmi, il rimettermi nelle tue mani, senza misura, con una confidenza infinita, poiché Tu sei il Padre mio”.

da | carmeloveneto.it

giovedì 7 maggio 2015

“Il Signore è qui e ti chiama”: ricordi di un pellegrinaggio in Terra Santa #1

di Iacopo Iadarola
thumb wadi ain es-siah 
1° tappa: Italia-Tel Aviv-Haifa-Wadi ‘ain es-Siah
Dal 14 al 27 aprile un gruppetto di 14 persone, fra Padri e giovani in formazione della nostra Provincia veneta, ha ricevuto la grande grazia di partecipare ad un pellegrinaggio assolutamente sui generis in Terra Santa, sui passi di Gesù. E non in senso metaforico, ma in senso letterale questo gruppo dei pellegrini ha camminato con marce di 15 o anche 30 km giornalieri per visitare i principali luoghi segnati dalla vita terrena di Nostro Signore, da Nazareth a Gerusalemme passando per il lago di Tiberiade e Gerico. Ma muovendo i primi passi, com’è naturale per un gruppo di carmelitani, là dove quest’ordine religioso è nato, sulle falde
del Monte Carmelo.
A guidare la comitiva è stato P. Gianni Bracchi, maestro dei postulanti, tutti presenti, mentre ad accoglierci in loco è stato P. Francisco Negral, carmelitano spagnolo nativo di Leon, ma da decenni impegnato in Terra Santa dove ha effettuato i suoi studi e dove ha messo senza riserve a disposizione dell’Ordine e dei pellegrini la sua competenza archeologica e la sua esperienza e sapienza maturata in campo. Insieme all’attuale provinciale delle province unificate di Spagna, P. Miguel, nel 2006 ebbe l’idea di predisporre questo pellegrinaggio pedestre nei luoghi santi di Israele e Palestina, e cominciarono a farlo insieme a gruppi di laici. Dalla nostra Provincia Veneta invece è nata l’idea di concepire questo pellegrinaggio non soltanto per laici, ma anche per i soli religiosi carmelitani o per chi è in discernimento vocazionale, affinché questi possano “entrare nel Carmelo attraverso la porta del proprio carisma”, rivissuto e respirato nei luoghi in cui è nato, otto secoli fa. Per noi postulanti, poi, non poteva pensarsi preparazione migliore ad essere incorporati nella famiglia carmelitana, nonché per discernere più approfonditamente la chiamata che abbiamo avuto il dono di ricevere! “Il Signore è qui che ti chiama”, infatti, è il titolo scelto per questo pellegrinaggio da P. Gianni, citando Gv 11,28, là dove Gesù chiama Maria di Betania invitandola a levarsi e riprendere speranza per la risurrezione di suo fratello Lazzaro. Questo “scossone”, è ciò che ognuno di noi ha potuto presagire, in modi diversi, nell’avvicinarsi ai luoghi dove quella chiamata è risuonata per la prima volta, dai pescatori di Galilea e dagli amici di Betania, agli eremiti crociati del Carmelo fino ai nostri giorni.
Un concretissimo “tornare in Galilea”, dunque, come esorta a fare il Risorto nei racconti pasquali delle apparizioni che abbiamo ascoltato nelle liturgie delle passate settimane, ma che può ben essere inteso in senso spirituale, come ha esortato a fare Papa Francesco nel recente discorso ai formatori dei religiosi. Per ognuno è necessario risalire, infatti, alle sorgenti della propria vocazione, là dove tutto è cominciato, al primo amore che ha scardinato la nostra vita e che è perfettamente simboleggiato da quella Galilea dove Gesù ha chiamato i suoi all’inizio della sua predicazione e all’inizio della sua vita di Risorto.
Ma come dicevamo, per noi carmelitani, a tutto ciò è stato premesso il monte Carmelo, quasi come preparazione evangelica all’incontro col Signore, così come nella storia di Israele le imprese di Elia su quel santo monte sono state anticipazione e preparazione a quanto avrebbe vissuto e operato Gesù. “Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato” (Mc 9,12). Per questo motivo, la nostra prima destinazione, arrivati all’aeroporto di Tel Aviv nel cuore della notte, è stata Haifa, lussureggiante città israeliana ai piedi del Carmelo. Sul treno che ci avrebbe portati qui, al nostro punto di partenza, c’erano vari israeliani che, alla luce dell’alba che iniziava a trapelare dai finestrini, han cominciato a prepararsi alla preghiera, avvolgendosi il braccio destro con striscioline di cuoio (i tefillim, i filatteri che conosciamo dai vangeli) e coprendosi con uno scialle (il tallit). Così acconciati, con grande disinvoltura, han cominciato a litaniare salmi nella loro lingua, dondolandosi seduti sul posto o in piedi davanti ai finestrini. E anche nell’aeroporto di Tel Aviv era aperta, fra i bagni e le sale d’attesa, una piccola sinagoga dove alle tre del mattino dei rabbini stavano scrutando le Scritture: il primo volto di Israele è stato decisamente quello di un popolo in preghiera. Preghiera che mi è sembrata sbocciare in contesti che han poco di sacro, come da parte di chi ha dolorosamente imparato a non fissarsi in un posto, in un tempio, anche se desidera con tutto il cuore di tornarvi a prendere dimora.
thumb parrocchia latina
Ad Haifa abbiamo sistemato gli zaini nei locali della parrocchia di S. Giuseppe, gestita dai nostri padri carmelitani, a poca distanza dalla stazione, e siamo partiti subito per Wadi ‘ain es-Siah (wadi=vallata; 'ain=sorgente; siah=cespuglio), il primissimo luogo della presenza carmelitana in Terra Santa. Padre Francisco, che ormai per tutti è Padre Paco, si trasforma nella infaticabile macchina esplorativa che sarà per le prossime due settimane, fiutando come un segugio e i percorsi da intraprendere (che non son mai esattamente gli stessi ogni anno) e incamminandovisi con sveltezza, ma senza trascurare di tenere unito il gruppo, di dare spiegazioni su tutto e di rispondere pazientemente ad ogni domanda di noi che lo seguiamo. A volte, per fortuna, viene rapito dalla bellezza di un fiore o dall’email sul cellulare di qualche suo corrispondente, il che lo blocca per qualche minuto in cui noi possiamo riprendere fiato…ciò che stupisce è che dopo trent’anni vissuti in questi luoghi mantiene lo stupore e la freschezza di chi vi incappa per la prima volta, e l’entusiasmo e la dedizione nei nostri confronti di chi sembra ci aspettasse da una vita. Credo che già questo sia stato per tutti un grande insegnamento vocazionale, su come un carmelitano debba unire contemplazione e apostolato al servizio della Chiesa. Dopo due ore di cammino per le strade di Haifa, lasciamo il centro della città alle nostre spalle e ci addentriamo, costeggiando splendide marine e fioritissimi parchi, fra lussuosi palazzoni di periferia dove stanno sorgendo numerosi centri commerciali: è l’Israele ricco e benestante di cui vedremo nel nostro viaggio numerosissimi esempi. Ma proprio a un paio di chilometri di distanza da questi palazzi, l’edilizia rampante si arresta per lasciare spazio a qualche collina semideserta davanti al mare, fra le cui balze prende l’abbrivio un piccolo viottolo lastricato che s’inerpica per la nostra prima mèta: Wadi ‘ain es-Siah, dove sono le rovine del primo convento carmelitano, costruito dai nostri padri eremiti agli inizi del XIII secolo, proprio qui sulle propaggini inferiori del Carmelo (a questo link abbiamo fissato le coordinate su Google Earth). Su internet c’è molto materiale per approfondire dal punto di vista archeologico e storico la conoscenza di questo importantissimo sito, per cui non ci dilunghiamo su questi aspetti. Ricordiamo invece come lo stato in cui versano le rovine, a detta di P. Paco, peggiori di anno in anno, per l’erosione naturale della vallata del wadi e per la mancanza di un’adeguata tutela archeologica, mancanza dovuta non tanto alla scarsità di risorse da parte nostra quanto agli intoppi burocratici da parte delle autorità israeliane. Ci siamo potuti comunque rinfrescare alla “fonte superiore” (apprezzata molto anche da israeliani in vena di scampagnate, a quanto risulta da alcuni rifiuti lasciati!), detta anche “di Elia” in quanto una tradizione afferma che qui il profeta si sarebbe dissetato; ma soprattutto ci siamo potuti raccogliere in quella che era la chiesa “conventuale”, cui si accede per un portale a sesto acuto restaurato solo qualche anno fa e che è una delle poche strutture che a tutt'oggi sono in piedi. Fra i resti archeologici più caratteristici, una scala che conduceva al piano superiore del convento (costruito in un secondo momento rispetto ai primi insediamenti eremitici), e la cella del Priore, purtroppo inaccessibile perché invasa da rampicanti.
carmelohaifa
Lì, nella chiesa, abbiamo celebrato una messa votiva in onore alla Madonna, la stessa Madre a cui erano teneramente devoti i primi eremiti del Carmelo, che le dedicarono il loro oratorio, e che ancora oggi continua a radunarci insieme per guidarci verso suo Figlio. Non stupisce, allora, che il convento dove vivono attualmente i nostri Padri, non qui nel wadi ma in cima al promontorio del Carmelo, sia dedicato ancora a Lei, venerata col nome di Stella maris, Stella di un mare che su questo monte sembra abbracciarti per ogni dove. Vi siamo saliti subito dopo la visita a Wadi ‘ain es-Siah, ma soltanto per pranzarvi, in attesa di andare a visitare le vicine monache del Carmelo di Haifa, dedicato a Nostra Signora del Monte Carmelo. Queste ci hanno accolto con la medesima gioia di un Carmelo nostrano…molte di esse, del resto, sono del bresciano! Ma molte altre di tutti e cinque i continenti: Madagascar, Perù, Corea, Giappone, Brasile…meravigliosa varietà che ci ha ricordato come questo cuore orante del Carmelo rispecchi perfettamente la multicolore cattolicità della Chiesa. Più dei custodi e degli archeologi, sono in fondo esse a preservare e rinnovare con la loro vocazione la memoria delle rovine di Wadi ‘ain es-Siah, che si intravedono dalle finestre del loro monastero e che devono icasticamente ricordar loro le parole della Santa Madre: “Tutte siamo chiamate all'orazione e alla contemplazione perché in ciò è la nostra origine e siamo progenie di quei santi Padri del monte Carmelo che in grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo cercavano questa gioia, questa preziosa margherita di cui parliamo: eppure in poche ci disponiamo per ottenere che Dio ce la scopra” (Teresa d’Avila, Castello Interiore, Quinte mansioni 1,2). 


da | carmeloveneto.it

venerdì 1 maggio 2015

È davvero Gesù l’Uomo della Sindone? Una risposta qui

 sindon
Spesso quando parlo ad amici e conoscenti della Sindone mi pongono questa domanda. Io ho consultato molti libri, ancora adesso sul mio tavolo da lavoro sono ammassate montagne di fascicoli con i risultati delle ricerche scientifiche, volumi, fotografie, ritagli di articoli di giornale, ma… sapete come ho ottenuto la mia risposta? Ho messo da parte tutte queste cose e mi sono recato davanti al Telo, ho lasciato che fosse Lui, l’Uomo della Sindone, a guardare me. Un articolo di Alessandro Ginotta che è possibile leggere per intero a quest’indirizzo.

da | mec-carmel.org

giovedì 30 aprile 2015

LA RISPOSTA AD AUSCHWITZ Di S.GIOVANNI PAOLO II PARTE DALLA CARITA' DI S.MASSIMILIANO KOLBE

http://gloria.tv/media/RSTVGTFCi4X clicca qui per vedere il filmato

Vedi il bellissimo servizio sulla vita donata di Karol Wojtila per la pace nel mondo

Siamo sulla soglia del luogo, che fu costruito come negazione
della fede - fede in Dio e fede nell'uomo- e per calpestare radicalmente non soltanto l'amore, ma  tutti i segni della divinità umana, del senso di umanità.
 Un luogo `che fu costruito sull'odio e sul disprezzo dell'uomo, nel nome di un'ideologia folle, un luogo costruito sulla crudeltà...
In questo luogo ha conseguito la vittoria attraverso la fede e l'amore un uomo di nome Massimiliano Maria...
Egli ha conseguito una vittoria spirituale, simile a quella di Cristo stesso... sicuramente però, molte altre vittorie simili sono state qui conseguite...
 Vogliamo abbracciare con atto di profonda venerazione ognuna di queste vittorie, ogni manifestazione di umanità...'.
Giovanni Paolo II
(Oswiecim - Brzezinka, 7.6.1979

da  http://umanoedivino.blogspot.it/2015/04/la-risposta-ad-auschwitz-di-sgiovanni.html

Uno schiaffo!


Altrettanto potentemente mi colpiva quanto riportato dalla cronaca dell’ultimo naufragio. Due cadaveri ripescati in mare portavano tatuata sulla pelle questa frase: «Possa Dio aiutarci», ed altri portavano scritto sulla mano il luogo da cui provenivano, il nome del loro paese di origine. Una preghiera e il nome della propria casa: con questi sentimenti si affronta il mare.
Cosa posso dire? Come posso convincere i miei amici studenti? Ci sono due livelli che posso toccare.
Uno più “laico”. Lo dico citando Giorgio Gaber che in uno dei suoi concerti ha raccontato questo aneddoto. «Ho fatto un sogno. Ero un naufrago in mezzo al mare. Ad un certo punto tra le onde vedo spuntare qualcosa: una testa, una persona. Speriamo che non mi veda penso perché non c’è posto per due sulla zattera! E invece mi vede, agita una mano e incomincia a nuotare verso di me. Cosa fare? Non posso farlo salire. Allora prendo il remo e quando lui è vicino, lo alzo e Purtroppo mi sveglio. Come è andata a finire? Devo riaddormentarmi per sapere se mi sono salvato! Allora ci provo a dormire e a sognare. Ed effettivamente mi accade di dormire e ricomincio pure a sognare: il mare, ovunque, attorno. Ma ora sono io nel mare! E lì, per fortuna, c’è una zattera. Allora mi affanno a gridare, a fare segnali, e incomincio a nuotare verso la zattera. Gli sono ormai giunto vicino quando il naufrago alza il remo e baam: che botta! Per fortuna era un sogno e mi sono svegliato!». Detto in altro modo: se ci fossi io al posto loro?
Uno più cristiano e perciò più umano. Diceva Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est che «il programma del cristiano il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù è un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente». Il problema è come percepisco il mio cuore, fatto da Dio e abitato da Lui. Il problema è come percepisci il tuo cuore, fatto da Dio e abitato da Lui. Il problema è saper vedere in chi soffre il volto sofferente di Gesù e avvicinarmi a lui mostrando – attraverso me – il volto consolante di Gesù: la liturgia del prossimo, come la definiva il beato Vladimir Ghika. Se si tende a questa profondità allora accade con semplicità quello che suor Emmanuelle racconta nel suo libro Ricchezza della povertà: «Qual è la chiave che apre un rapporto vivo, da uomo a uomo? Il cuore, il centro più intimo della persona, laddove si uniscono le facoltà dellintelletto, della sensibilità e della volontà. E il cuore che riscalda e brucia. Dà calore ai nostri contatti con laltro. Laltro non è compreso attraverso un ragionamento freddo, né unemotività pura, né una determinazione rigorosa, ma mediante uno slancio spontaneo dellintero essere». Detto in altro modo: la risposta ad ogni questione è in quella profondità del cuore abitata da Dio. Lui è salito sulla mia piccola barca che attraversa la tempesta della vita: e l’ha pacificata.

da | www.mec-carmel.org

giovedì 23 aprile 2015

Lettera di Frère Roger alla Priora di Avila* Taizé-Comunità, 16 agosto 1962



Mia Reverenda Madre,

in occasione del quarto centenario della vostra fondazione che celebrerete tra breve, ci tengo a assicurarvi la nostra preghiera di intercessione per voi e l’azione di grazie a Dio per la vostra esistenza in seno alla Chiesa.
Quando si vive l’evento di un fondazione – come sta accadendo a noi stessi in questo momento – è piacevole volgere lo sguardo alla tradizione e lasciarci arricchire dai suoi tesori.
Chiamati anche noi, come voi, a vivere gli impegni della vita cenobitica, vi siamo riconoscenti di essere restate fedeli senza interruzione a voi stesse e a quelle che vi hanno precedute in questa grande chiamata che il Vangelo ci rivolge “ad abbandonare tutto e a ricevere già sulla terra il centuplo, insieme a persecuzioni”. Per la testimonianza della vostra vita fraterna, tale che spesso ha fatto esclamare: “Guardate come si amano!”; per la vostra obbedienza che si manifesta nelle piccole fedeltà di ogni giorno; per la continuità della vostra lode attraverso i secoli; per i tanti valori salvaguardati così a lungo, voi siete per noi un sostegno e una speranza. Grazie all’offerta delle vostre vite, che voi avete rinnovato giorno dopo giorno, ci trascinate a correre sulle orme stesse di Cristo.
A chi rinuncia a formare quaggiù una famiglia secondo la carne, Dio dona una tale grandezza di cuore e di spirito da renderlo capace di amare l’intera famiglia umana e spirituale. Chi, a causa di Cristo e del Vangelo, tiene le braccia aperte a tutti, senza escludere nessuno, chi non cerca di possedere gli altri per sé stesso, costui è capace di vivere le esigenze vere della cattolicità e perciò di comprendere tutte le situazioni dell’uomo. Chi, nella sua ricerca di Dio, si vuole “l’uomo di un solo amore”, può assicurare una presenza del Cristo, unito come è agli uomini che non possono credere.
Chi è preso dallo scoraggiamento tenga conto di ciò: oggi più che mai la vita cenobitica - se si lascia impregnare dalla linfa che le è propria, se si riempie della freschezza della vita fraterna che la caratterizza -, diventa per la Chiesa e per il mondo un lievito potente in grado di spostare montagne di indifferenza, e offre agli uomini quel dono insostituibile che consiste nel rendere presente Cristo. Se, invece, il mondo – attraversato dalle grandi correntidella Storia contemporanea – , fa irruzione nell’intimo di noi stessi; se la vocazione monastica – sottoposta com’è alle forti tensioni e fascinazioni dell’oggi -, è più che mai a rischio: proprio per questo l’appello di Cristo si fa più urgente.
Per tutto ciò che voi siete, voi, le sorelle di Santa Teresa d’Avila, noi cantiamo la gioia della nostra comune vocazione a Dio il Padre, a suo Figlio Gesù Cristo, allo Spirito Santo, e, attraverso l’offerta delle nostre vite, domandiamo loro la grazia dell’unità visibile di tutti in un’unica medesima Chiesa.
Uniti a voi nella gioiosa comunione di tutti i santi – testimoni di Cristo – , con la speranza che poco a poco Egli trasformi ciò che in noi si oppone a questa vocazione, vi esprimiamo la nostra gratitudine per ciò che siete state e per ciò che siete.
Roger Schutz, Priore di Taizé
*Originale francese in “Acta Ordinis CarmelitarumDiscalceatorum”, 7 (1962) 287-288.


da | carmeloveneto.it

giovedì 16 aprile 2015

Letture, commento, santo del giorno e preghiere di Giovedì 16 Aprile 2015

16 aprile 2015
II Settimana del Tempo di Pasqua

APPARIZIONI DI NEUWEIER

GERMANIA – 16 aprile 1960 Maria SS. apparve alcune volte a Erwin Wiehl, a sua moglie e a suor Maria nella cappella di Fatima nel bosco non distante da Neuweier. La storia e la nascita della devozione

SANTA BERNARDETTE SOUBIROUSbernadette

(1844-1879) 16 aprile – Una ragazza che non si potrebbe definire nemmeno normale tanto veniva considerata da tutti poca cosa, ma che proprio per la sua innata semplicità venne predestinata per dare un esempio grandioso di umiltà ed obbedienza. La storia, la video-storia e il film.

BUON COMPLEANNO BENEDETTObenedetto

16 aprile – Le minacce a Benedetto XVI e quelle a Papa Francesco con una breve biografia del papa emerito.
Quando avanzavi, o Dio, davanti al tuo popolo, e ad essi aprivi la via e abitavi con loro, la terra tremò e stillarono i cieli. Alleluia.

PREGHIERA DEL MATTINO

Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, che si attua nei Tuoi misteri. Per Cristo nostro Signore. Amen

PRIMA LETTURA

 pietro apostolo

At 5, 27-33
 interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.33
RIT: Ascolta, Signore, il grido del povero.
Povero 
Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. RIT
Il volto del Signore contro i malfattori, per eliminarne dalla terra il ricordo. Gridano i giusti e il Signore li ascolta, li libera da tutte le loro angosce. RIT
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti. Molti sono i mali del giusto, ma da tutti lo libera il Signore. RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.
Alleluia.

VANGELO

Gv 3, 31-36 Dal Vangelo secondo Giovanni
volto20Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO

Chi crede nel Figlio avrà la vita eterna.
croce 15Oggi il Vangelo ci fa ascoltare una testimonianza di Gesù, il quale si lamenta che molti non l’accettano. “Egli attesta ciò che ha veduto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza”. Chi ne accetta la testimonianza si pone in rapporto diretto con il Padre, in quanto ne riconosce la verità nelle parole dell’Inviato e ne vive anche la comunione. “Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa”, ossia gli ha comunicato l’autorità e il potere. Ciò è vero, ma l’evangelista vuole sottolineare che il Figlio di cui si parla è Gesù storico, il Messia Salvatore che ha subìto la morte di croce per la salvezza dell’umanità. E questo Gesù, vero Dio e vero uomo, che rivela la sua profonda esperienza di intima comunione con il Padre e con lo Spirito Santo, afferma il suo diritto ad essere ascoltato e creduto. “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non crede al Figlio non vedrà la vita”. Il Vangelo parla chiaro: per Dio i credenti e i non credenti in Gesù non sono affatto la stessa cosa. Dio pone una profonda differenza tra coloro che accettano e seguono il suo Figlio, che egli ci ha mandato, perché lo accettassimo e lo seguissimo. E’ in lui e per mezzo di lui che ci dona la sua stessa vita. “L’ira di Dio rimane su di lui”, ossia su coloro che pur avendo conosciuto questo Figlio, continuano a vivere e a comportarsi come se non lo avessero conosciuto mai. L’ira di Dio non è per se stessa una minaccia irrimediabile, è il rifiuto di Gesù come salvatore, rischio in parte che possiamo correre tutti. Che cosa faremo allora di fronte a questo richiamo così perentorio? Non dovremmo puntare certo il dito contro l’uno o contro l’altro dicendo: “L’ira di Dio si scatena sul mondo per colpa tua”. Dovremmo credere profondamente a quanto ci viene detto dal Signore. E’ lui che dà la vita e la morte. Tu che credi, cerca di rendere credibile la tua fede, perché altri si accostino alla Vita. (Preparato dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire)

PREGHIERA DELLA SERA

gioia-nella-fedeO Dio misericordioso, che ci hai reso partecipi della testimonianza divina donataci dal Tuo Figlio, affidandogli le Tue stesse parole: fà che la nostra fede diventi ogni giorno più feconda per la vita eterna. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno. Amen.






da|  http://blog.studenti.it/biscobreak/2015/04/letture-di-giovedi-16-aprile-2015/

martedì 14 aprile 2015

Le nostre opere in Dio



Dio vuole la vita.
Offre all'uomo la Sua vita.
Ma l'uomo preferisce le tenebre.
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Questa offerta di grazia da parte di Dio in Gesù diventa anche un giudizio: di salvezza per chi accoglie, di condanna per chi non crede.

Le opere della verità e della luce vengono fatte in Dio, si ricapitolano in Lui.

Passare dalle tenebre alla luce è l'occasione che Dio dà agli uomini.

Ma gli uomini preferiscono le tenebre alla luce, e rimangono nelle tenebre.

Si giunge a odiare la luce.

Svelare le opere è opera della verità.
Allora le azioni umane entrano nella verità e nella luce della salvezza.

FARE LE NOSTRE OPERE IN DIO: ECCO COME FARE LA VERITA'
Il percorso di Nicodemo è entrare piano piano, ma efficacemente, nel cammino della salvezza, riportandosi sempre meglio a Dio in Gesù.
Allora le opere dell'uomo appaiono vere, perché "sono state fatte in Dio".

don Luciano Sanvito

lunedì 13 aprile 2015

Letture, commento, santo del giorno e preghiere di Lunedì 13 Aprile 2015





Beata_Margherita_da_Citta_di_Castello
13 aprile 2015

BEATA MARGHERITA DI CITTÀ DI CASTELLO


(ca 1286-1320) 13 aprile – Abbandonata in tenera età dai ricchi genitori, che la ritenevano una vergogna poiché cieca e storpia. Dopo la morte le furono trovate nel cuore tre perle, sulle quali erano scolpite l’immagine di Gesù, della Madonna e di S. Giuseppe.
NOVENA A MARIA SS DELLO SPLENDORE
Inizio 13 aprile – La novena e la storia delle apparizioni
Cristo risorto più non muore, la morte non ha più potere su di lui. Alleluia.

PREGHIERA DEL MATTINO

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fà crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PRIMA LETTURA

At 4, 23-31 – Dagli Atti degli Apostoli
pentecoste_MAINOIn quei giorni, rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani.
Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio dicendo: «Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano, tu che, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: “Perché le nazioni si agitarono e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i prìncipi si allearono insieme contro il Signore e contro il suo Cristo”; davvero in questa città Erode e Ponzio Pilato, con le nazioni e i popoli d’Israele, si sono alleati contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse. E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di proclamare con tutta franchezza la tua parola, stendendo la tua mano affinché si compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».
Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza.C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale

Sal.2
RIT: Beato chi si rifugia in te, Signore.

abbraccio2 

Perché le genti sono in tumulto e i popoli cospirano invano? Insorgono i re della terra e i prìncipi congiurano insieme contro il Signore e il suo consacrato: «Spezziamo le loro catene, gettiamo via da noi il loro giogo!». RIT.
Ride colui che sta nei cieli, il Signore si fa beffe di loro. Egli parla nella sua ira, li spaventa con la sua collera: «Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna». RIT.
Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane. Le spezzerai con scettro di ferro, come vaso di argilla le frantumerai». RIT

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio.
Alleluia.

VANGELO

Gv 3, 1-8 – Dal Vangelo secondo Giovanni
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere
acqua 
questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

COMMENTO 

Rinascere dall’Alto
nicodemo3Un vangelo misterioso… Assistiamo e partecipiamo ad un colloquio notturno. Ci interessano i due interlocutori Gesù e Nicodemo. Questi porta con se una sincera ammirazione per Gesù che certamente condividiamo: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Forse dobbiamo condividere anche i limiti della sua fede e il bisogno di una ulteriore illuminazione. Egli si reca di notte dal Signore e ciò per timore dei Giudei: la notte significa non solo la mancanza della luce del sole, ma anche il buio della mente e del cuore. La paura poi denota una ulteriore debolezza, l’incapacità di essere testimone, anche e soprattutto quando si è circondati da persona che non la pensano come noi. È il rispetto umano che talvolta frena la libera professione della nostra fede. È per questo che Gesù, nella persona di Nicodemo ci ripete: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Bisogna quindi rinascere per vedere. Bisogna far morire in noi l’uomo vecchio, annebbiato dal peccato, per essere creatura nuova in Cristo. Già nel battesimo abbiamo avuto potenzialmente la nostra rinascita come figli di Dio, ma poi con la libera adesione e con le nostre opere, dobbiamo confermare la novità che ci è stata data in dono. […] Lo Spirito che ci fa rinascere sarà il dono di Cristo Risorto ai suoi Apostoli e li trasformerà da pavidi intrepidi araldi del suo Vangelo. Lo stesso Spirito sarà la forza vincente della Chiesa di Cristo e di ogni suo seguace. Il vero rinnovamento, la vera rinascita, la vita nuova la possiamo attingere solo da quella arcana forza divina, che riversata nei nostri cuori, ci rende capaci di uscire dalla notte, di rinascere come creature nuove e di essere infine testimoni autentici e credibili della risurrezione di Cristo. (Omelia dei Monaci Benedettini Silvestrini su lachiesa.it)

PREGHIERA DELLA SERA

spirito santo3 

Rinati dall’acqua e dallo Spirito, fa o Signore che si compiano in noi i Tuoi progetti di amore. In cambio Ti affidiamo, le gioie e le fatiche, le rinunce e gli atti di carità che siamo riusciti a fare in questo giorno e Ti ringraziamo con tutto il cuore per tutto quello che fai per noi e ci dai ogni giorno. O Dio nostro Padre, che ci hai rivelato per mezzo del Tuo unico Figlio, generato dal Tuo amore, il mistero e la grandezza della nostra rinascita dallo Spirito, concedici di essere fedeli alla nostra dignità di Tuoi figli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

da | http://blog.studenti.it/biscobreak/2015/04/letture-di-lunedi-13-aprile-2015/


domenica 12 aprile 2015

Rinascita nello Spirito


 

Rinascita nello Spirito

RINASCERE DALL'ALTO...

"...Come è possibile?..."

La domanda di Nicodemo a Gesù è la nostra stessa domanda.
Come è possibile rinascere dall'alto, dallo Spirito?

Gesù indica a Nicodemo che per entrare nel Regno bisogna ripartire dallo Spirito e non certo dalla carne, dal mondo.

La rinascita spirituale della nostra vita si attua quando si entra nella "notte".

Proprio come Nicodemo, che va di notte da Gesù, così anche quando la notte ci si avvicina, ecco che appare la possibilità della rinascita.

Forse proprio la notte offre a Nicodemo la prima possibilità della rinascita; forse proprio le nostre notti offrono anche a noi le prime possibilità di accesso a una rinascita spirituale.

Ripartire dal buio, per vedere il primo raggio della luce che infrange la tenebra, è occasione per accogliere lo Spirito.

Quando siamo nella notte, ecco che appare a noi la possibilità della gestazione nello Spirito, l'occasione per essere più vicini alla vita, alla speranza e al dono dell'amore che lo Spirito ci offre.
RINASCERE DALL'ALTO CI E' POSSIBILE A PARTIRE DALLA NOTTE. 


don Luciano Sanvito

Letture, commenti, santi del giorno e preghiere dell II Domenica di Pasqua 2015

LETTURE DI DOMENICAmisericordia5

12 aprile 2015

II Domenica del Tempo di Pasqua
Domenica IN ALBIS – Della Misericordia

FESTA DELLA MISERICORDIA

”Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia” Come ottenere in questo giorno le maggiori grazie dall’Infinita Misericordia di Dio, inno e link collegati. I MISTERI NELL’IMMAGINE DI GESÙ MISERICORDIOSO -
INDULGENZA PLENARIA al fedele che alla presenza del Santissimo Sacramento reciterà con devozione il Padre Nostro e il Credo, più un’invocazione a Gesù misericordioso ( es. Misericordiosissimo Salvatore, io mi consacro totalmente a Te, trasformami in un docile strumento della Tua Misericordia oppure Sangue ed Acqua che scaturisci dal S. Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi io confido in Te) E’ inoltre necessaria la confessione almeno una settimana prima o dopo e le preghiere per il papa.

Le apparizioni di Maria SS alle Tre Fontane

5VERGINE DELLA RIVELAZIONERoma – 12 aprile – Queste apparizioni erano state preannunciate ben 10 anni prima a colui che sarebbe diventato papa Pio XII. E quella che si presentava come la grotta del peccato divenne luogo di preghiera e di prodigi celesti. La profezia, la storia e la video-storia e il messaggio.

Immacolata Regina delle Vittorie Immacolata Regina delle Vittorie

Liveri di Nola (Na) 12 aprile 1514 – La Santa Vergine domanda ad una pastorella, di nome Autilia Scala, di ritrovare una sua immagine affinché venga venerata. La storia delle apparizioni e del santuario di S.Maria a Parete.

SAN GIUSEPPE MOSCATIMOSCATI

Medico (1880-1927) 12 aprile – Anche ai tempi di Moscati  una concezione pseudoscientifica allontanava molti da Dio, ma egli seppe unire la fede alla scienza. Pur potendo diventare ricco scelse la strada della povera  carità  vedendo in ogni malato il volto sofferente di Cristo. La storia, la video-storia e il film.
Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.

PREGHIERA DEL MATTINO

Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del Tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti. Per Cristo nostro Signore. Amen

PRIMA LETTURA

At 4, 32-35 – Dagli Atti degli Apostoli

apostoli2 

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

lode1

Sal. 117
RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre». Dica la casa di Aronne: «Il suo amore è per sempre». Dicano quelli che temono il Signore: «Il suo amore  è per sempre». RIT
La destra del Signore si è innalzata,la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte. RIT

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo! RIT

SECONDA LETTURA

1 Gv 5, 1-6 – Dalla prima lettera di S. Giovanni Apostolo

gesù misericordioso 

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.

VANGELO

Gv 20, 19-31 – Dal Vangelo secondo Giovanni
tommaso apostolo1La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Lettura ed Omelia di Don Ferdinando Colombo

(DISPONIBILE DA DOMENICA)
[Cogliamo l’occasione per fare anche noi gli auguri a Don Ferdinando per il suo 50° anno di sacerdozio. Che il Signore lo preservi sempre nel suo mandato in santità e giustizia per la salvezza di tutte le anime a lui affidate.]  

COMMENTO

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.
Le piaghe alle mani e al costato identificano Gesù e lo fanno riconoscere nel suo primo saluto alla comunità dei discepoli, ancora timorosa e sbigottita. Certamente la fede nella risurrezione fa fatica a prendere consistenza. E’ una verità inimmaginabile per la mente umana. E’ l’evento che completerà la nuova creazione, che Gesù è venuto a costituire per l’umanità. Allora è plausibile ritrovarci anche noi dalla parte di Tommaso all’annuncio degli altri: “Abbiamo visto

 risurrezione incredulita_santommaso 

il Signore”. Perché si crei questa sicurezza occorre smontare o sfumare le nostre convinzioni, giacché il disfacimento del corpo, il nostro annientamento costituiscono una vera tomba sepolcrale. Riconosciamo sì l’immortalità dell’anima, tuttavia, la sua impalpabilità, il suo essere spirituale ci porta nell’astratto. L’esigenza di Tommaso di “vedere per credere” per sé è legittima. Non si crede per leggerezza. Ma è disapprovabile il suo modo di pretendere, di condizionare il suo credere a una richiesta di un segno tangibile, rifiutando anche apertamente la testimonianza unanime della sua comunità. “Se non vedete segni e prodigi non credete”, era stato già un lamento precedente di Gesù. Il Maestro, pur riservando una beatitudine particolare per coloro che credono: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno”, si accosta benevolmente a questo fuggitivo discepolo “otto giorni dopo”, per illuminarlo con la sua presenza e con la sua parola. Tommaso si sente umiliato a tale vista e professa energicamente più degli altri la sua fede: “Mio Signore e mio Dio”. Questo “credo” pasquale è l’attestato più alto della risurrezione. A questa fede si può giungere per vie più o meno diritte, ma per la maggior parte dei casi per vie contorte, come Tommaso. “Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli”, li fa ancora il Signore nel tempo, che è occasione di salvezza, “perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo, abbiate la vita eterna nel suo nome”. (Preparato dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire)

eucarestia (8)PREGHIERA DELLA SERA

O Dio, nostro Padre, principio e fonte di ogni dono, lo Spirito del Tuo Figlio risorto
ci introduca nella pienezza della verità pasquale e ispiri i gesti e le parole per testimoniarla nella realtà umana del nostro tempo. In cambio Ti affidiamo tutta la nostra vita, in un’incondizionato atto di amore per la salvezza di tutte le anime, in particolar modo di quelle a noi più care. Amen


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